Rafano – Armoracia rusticana


Rafano-foglie

Il Rafano, conosciuto come cren, barbaforte o ramolaccio, è un ortaggio invernale molto antico facile da coltivare in campi molto vasti, nell’orto e anche in vasi molto profondi.

Rafano-Ramolaccio


Caratteristiche generali del Rafano – Armoracia rusticana

Il rafano, nome scientifico Armoracia rusticana, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Cruciferae, originaria dell’Europa centrale ed orientale, coltivata soprattutto in America del Nord e in Asia per il consumo alimentare delle sue radici rizomatose balsamiche dal sapore dolce-piccante.

La parte ipogea della pianta di rafano è una radice fittonante grossa, carnosa e croccante di colore bianco che in pieno sviluppo raggiunge una lunghezza compresa tra i 40 -60 centimetri. La radice, del rafano è la parte più apprezzata della pianta per il suo sapore caratteristico sapore dolciastro e nello stesso tempo leggermente piccante.

Rafano-radici

La parte aerea del rafano, dopo 2 anni di vita, è un folto cespuglio formato da foglie lunghe anche più di 70 cm.

Le foglie basali sono grandi, hanno una forma ovata-oblunga e margini seghettati, mentre quelle apicali sono molto più piccole e mendo dentate. durante il periodo della fioritura tra le foglie di  colore  verde brillante spuntano lunghi fusti fioriferi cilindrici e coriacei portanti numerosi piccoli fiori riuniti in infiorescenze a racemo.

I fiori del rafano come tante altre piante della stessa famiglia, hanno la corolla formata da piccoli petali bianchi e lunghi stami gialli.

Rafano-fiori

I frutti, come nelle altre varietà di Crucifere, sono baccelli lunghi e schiacciati schiacciati, contenenti numerosi piccoli semi di colore scuro.

Fioritura del rafano: la pianta fiorisce nel periodo primavera-estate.

Rafano-coltivazione

Coltivazione del Rafano

  • Esposizione: la pianta di rafano pur sviluppandosi abbastanza bene in zone parzialmente ombreggiata predilige il pieno sole soprattutto nelle regioni settentrionali. Ama il clima mite ma tollera anche quello fresco.
  • Terreno: per potere produrre radici fittonanti lineari, il terreno di coltivazione deve essere ben lavorato, sciolto, soffice e soprattutto ben drenato. Nel terreno compatto, sassoso o argilloso il rafano produce radici deformate e fessurate. Il terreno umido è richiesto solo nei periodi di caldo secco per evitare  l’attacco di fastidiosi coleotteri che attaccando le foglie provocano seri danni al raccolto.
  • Annaffiature: nel periodo invernale-primaverile le piante di rafano si accontentano delle piogge mentre in estate vanno irrigate frequentemente al mattino presto o dopo il tramonto del sole per evitare l’eccessiva perdita di acqua attraverso le foglie nelle ore più calde della giornata. Quando si irrigano le piante bisogna fare attenzione a non bagnare le foglie o che l’acqua ristagni nel terreno.
  • Concimazione: anche se non richiede un terreno ricco di azoto, è buona norma interrare nel terreno di coltivazione del concime organico o compost, per assicurare tutti i nutrienti indispensabili all’accrescimento delle radici. Un eccessivo apporto di concimi azotati provocano spaccature nelle radici.

Coltivazione del rafano in vaso

Se si vuole coltivare questa particolare anche su balcone o sul terrazzo è bene precisare che il vaso deve essere profondo e largo per favorire il normale sviluppo della radice e delle foglie; il terriccio deve essere fertile e sciolto; per assicurare il drenaggio dell’acqua delle annaffiature è consigliabile mettere su fondo del vaso uno strato di materiale drenante.

Rafano-impianto

Moltiplicazione del Rafano – Armoracia rusticana

La pianta di rafano si riproduce per seme in primavera e  più facilmente per divisione dei cespi o del rizoma nel periodo autunno-inverno.

La divisione del rizoma si pratica prelevando porzioni di radice che hanno emesso delle piccole gemme. I pezzi di rizoma si interrano in un substrato sciolto, soffice e ben drenato.

Semina del rafano

La stagione più adatta per la semina è la primavera avanzata ovvero quando il pericolo delle gelate notturne è definitivamente scongiurato. Per ottenere raccolti di rafano per quasi tutto l’arco dell’anno, la semina può essere fatta scalarmente ogni 15 -20 giorni data l’elevata e ridottissima capacità di germinazione dei semi che emetteranno le prime foglie già dopo 7 giorni in qualsiasi stagione.

I semi si mettono in buche profonde circa 10 cm, distanti  25 centimetri sulle file e 50 cm tra le file per assicurare lo spazio necessario richiesto dallo sviluppo delle foglie che possono formare cespi alti anche più di 70 -80 centimetri.

Rafano-semina

Se la semina viene fatta a spaglio, le piantine di rafano vanno diradate: quelle più vigorose  si trapiantano al momento stesso in piena terra o anche in vaso mentre quelle più fragili vanno  eliminate.

Nelle regioni dell’Italia del Nord la semina di solito si effettua in semenzaio protetto utilizzando contenitori alveolari e terriccio specifico. Il semenzaio viene posto in un luogo caldo per favorire la germinazione dei semi e, non appena le condizioni climatiche diventano favorevoli le nuove piantine vengono ripicchettate a dimora.

Impianto o messa a dimora

Le piantine di rafano vanno impiantate a dimora definitiva in primavera  a distanza di 50-60 cm tra le file e almeno 30 cm tra una pianta e l’altra.

Rafano-raccolta

Raccolta del rafano

La raccolta delle radici di rafano si effettua in autunno  prima delle gelate notturne e a partire dal secondo anno dall’impianto. Se la raccolta viene anticipata le radici commestibili del rafano avranno dimensioni ridotte, saranno meno succose e di sapore meno deciso e piccante.

Conservazione del rafano

Dopo la raccolta, le radici o rizomi del rafano si consumano fresche nel giro di una settimana e per evitare che perdano turgore e croccantezza vanno avvolte, una volta ripulite dalle foglie e dal terreno, in panni umidi e riposte in un luogo fresco e buio oppure mettendo le radici in un cassetta e alternarle con strati di paglia.

Per conservare il rafano per periodi più lunghi si può ricorrere anche alla congelazione nel freezer: dopo aver lavato accuratamente le radici, si asciugano e si chiudono in sacchetti per alimenti.    L’uso più celebre del rafano riguarda la preparazione della salsa cren, una salsa dal sapore molto intenso, ideale per le carni, sia bollite che arrosto.

Rafano-consociazioni

Consociazioni con il rafano

Il ramolaccio o rafano è molto esigente di nutrienti e di solito viene coltivato in appezzamenti limitati senza associazioni con altre piante anche se può tranquillamente precedere o seguire le più comuni colture orticole.  Se si intende avviare la coltivazione in terreni in cui sono presenti altre colture è bene sapere che trae vantaggi dalla consociazione con carciofi, bietole, rape, carote, sedano, indivia, spinaci, fagioli, fave, melone, prezzemolo, piselli e pomodoro. Se si vuole poi ottenere un prodotto da sapore meno piccante va consociato sopratutto con la lattuga a foglia.

Consociazioni da evitare

Il rafano non va coltivato nelle vicinanze di zucchine, patate, broccoli, cavoli e cerfoglio.

Parassiti e malattie del rafano o barbaforte

E’ una pianta abbastanza rustica poco suscettibile alle malattie fungine anche se teme il marciume delle radici e la muffa bianca. Tra i parassiti animali, invece, le giovani foglie vengono attaccate dagli afidi, da alcuni insetti come l’altica. il grillotalpa, la mosca bianca, la nottua e, infine, i teneri germogli son preda di chiocciole e limacce.

Pacciamatura-orto

Cure e trattamenti

Il rafano per svilupparsi al meglio richiede frequenti pratiche cicliche di manutenzione quali:

  • l’eliminazione delle erbe infestanti, per evitare che esse sottraggano i nutrienti necessari per l’ingrossamento delle radici;
  • la pacciamatura con paglia quando le condizioni atmosferiche sono avverse come nel caso di gelate e nevicate;
  • protezione e controllo dei parassiti e degli animali terricoli con trappole ormonali, a base di birra uso di barriere alla base del cespo realizzate con della cenere, della farina di mais o dei gusci di uova sminuzzati.
  • irrigazioni moderate e più frequenti quando il clima è troppo caldo e secco per prevenire gli attacchi di altica .

Varietà di ramolaccio – Rafano

Tra le tante varietà italiane e straniere le più conosciute sono: il bianco di Russia, il Rosa di Cina, il  il Münchner Bier, il bianco di Strasburgo, il rotondo nero d’inverno e anche il bianco tondo d’estate, alcune dal sapore più piccante altre dal sapore decisamente più delicato.

Rafano-usi-cucina

Usi del rafano

Tutte le parti del rafano sono commestibili.

Le foglie raccolte quando sono ancora tenere possono essere consumate crude nelle insalate miste mentre quelle più coriacee possono essere saltate in padella aglio olio e peperoncino, oppure con altri ortaggi per preparare ottimi minestroni e ancora come ripieno per torte salate.

Le radici fittonanti simili alle carote sono le parti della pianta di barbaforte più utilizzate e apprezzate a scopo alimentare soprattutto per la realizzazione di una una salsa piccante, la salsa di cren, ottenuta dal rafano con l’aggiunta di aceto e pane (pangrattato o mollica) ottima per accompagnare piatti di carne, pesce o verdure.

Il rafano può essere consumato crudo grattugiato o affettato a julienne.

In alcuni regioni italiane la radice fresca viene grattugiata e impiegata per la preparazione di un sugo dal sapore pungente e leggermente acre servito con bolliti, snack e grigliate miste.

Nella cucina lucana la radice di rafano grattugiata  e lessate viene utilizzata per la preparazione di una caratteristica frittata famosa con il nome di rafanata materana.

Il rafano possiede anche spiccate proprietà medicinali note fin dai tempi antichi.

Curiosità

Il rafano ha diversi nomi comuni che variano da paese a paese: ramolaccio, rorippa rusticana, rafano tedesco, barbaforte. Secondo antiche tradizioni popolari tedesche ma anche italiane il rafano è la pianta che rende più luminosi e brillanti gli occhi poiché grattugiandolo li fa lacrimare.

Galleria foto Rafano



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