Immobili ante ‘77: requisiti per ottenere la sanatoria
Grazie al Decreto Salva Casa sarà molto più facile sanare gli immobili ante ‘77. Il Decreto infatti, semplifica enormemente la burocrazia e le leggi che fino ad oggi hanno tenuto in scacco migliaia di immobili che hanno più di 50 anni. Ecco quali sono le novità principali del Salva Casa che riguardano gli immobili più datati.

Del Decreto Salva Casa non si è mai smesso di parlare, sin dalla sua prima comparsa nelle dichiarazioni del governo, e non si finisce ancora oggi. Al contrario, l’argomento è quanto mai acceso, soprattutto in attesa delle linee guida definitive da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dopo il Quarto Tavolo del Piano Casa infatti, molti chiarimenti sono già stati forniti sia ai cittadini che ai tecnici del settore, ma molti altri sono ancora attesi.
Uno dei punti che hanno suscitato l’interesse maggiore è quello che riguarda gli immobili più datati, quelli ossia che sono stati costruiti prima del 1977. Quest’anno fa infatti da spartiacque per l’immobiliare in Italia, perchè è l’anno di uscita della Legge Bucalossi, che ha subordinato il diritto a costruire all’emanazione di un titolo edilizio rilasciato dall’amministrazione comunale e a fronte del pagamento di oneri. Ecco cosa cambia per gli immobili ante ‘77, che questo titolo non ce l’hanno.
Immobili ante ‘77

Chiunque lavori nell’immobiliare, oppure stia cercando una casa da acquistare o voglia vendere il proprio immobile, ha sentito parlare della Legge Bucalossi. Come anticipato, si tratta della legge che nel nostro Paese ha introdotto il titolo edilizio con cui l’amministrazione comunale permette la costruzione di nuovi immobili, a fronte del pagamento di determinati oneri. Prima del 1977, anno della Legge Bucalossi, un titolo del genere non esisteva, e gli abusi effettuati sugli immobili costruiti prima di quell’anno sono davvero innumerevoli.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di interventi realizzati come varianti in corso d’opera che costituiscono parziale difformità dal titolo rilasciato prima del 30 gennaio 1977 e che, proprio per questo, finora erano difficilissimi da sanare. Con il Decreto Salva Casa, invece, si introduce una procedura semplificata che permette di sanare gli abusi edilizi ante ‘77, che segue le orme della procedura per l’accertamento di conformità. Se dopo 30 giorni dalla richiesta di sanatoria da parte del proprietario il Comune non si è pronunciato, vale la regola del silenzio assenso e il proprietario ottiene la Scia in sanatoria. In caso di interventi realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica invece, i tempi di attesa per ottenere la Scia in sanatoria sono più lunghi:
- 90 giorni per ottenere il parere della Soprintendenza;
- 180 giorni per ottenere il parere dell’autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico;
- 30 giorni per ottenere il parere del Comune.
I requisiti per la sanatoria

Per poter accedere alla sanatoria semplificata del Salva Casa, il proprietario dell’immobile deve dimostrare che l’immobile da sanare sia stato costruito sulla base di un titolo rilasciato prima del 30 gennaio 1977. Non importa, quindi, che gli interventi che hanno costituito la parziale difformità siano successivi, a patto che rientrino nei limiti di validità temporale del titolo e che possano essere identificati come varianti allo stesso.
Quello che il Salva Casa risolve, in sostanza, era un empasse in cui si trovavano gli immobili precedenti alla Legge Bucalossi, per cui non esisteva una disciplina riguardante le parziali difformità. Proprio in virtù di questo, infatti, non si presentavano le varianti in corso d’opera. Gli immobili che rientrano in questa categoria sono tantissimi in Italia, e grazie alle novità del Salva Casa potranno finalmente essere sanati.