Immobili di classe F e G: in Italia sono più del 51%
Gli immobili di classe F e G in Italia sono più della metà del totale, e siamo ancora parecchio lontani dagli obiettivi della transizione verde voluta dalla Direttiva Case Green dell’Unione Europea. Per arrivarci, dice Confartigianato, servirebbero detrazioni al 65% permanenti. Ecco un quadro completo della situazione.

L’Italia è un Paese dove, dobbiamo ammetterlo, non si è mai guardato troppo alla sostenibilità ambientale, se non negli ultimi anni. Questo ce lo dicono i numeri, e in particolare quelli sugli immobili italiani: da noi il 68% del totale è stato costruito prima del 1980, e più della metà (il 51,8% per l’esattezza) si trova nelle classi energetiche F e G, ossia le più basse in assoluto. Questo è quanto dice il rapporto di Confartigianato sulla transizione verde degli edifici.
Questi dati però, non si sposano affatto bene con la Direttiva Case Green dell’Unione Europea, che impone a tutti gli Stati membri di raggiungere traguardi più che impegnativi: una riduzione del consumo energetico del 16% entro il 2030, del 20-22% entro il 2035 e il risultato di azzerare totalmente le emissioni entro il 2050. A che punto siamo, con questi obiettivi? Purtroppo, piuttosto male.
Immobili di classe F e G

In Italia, la classe energetica degli immobili viene definita dall’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica, che prende in considerazione tutti gli aspetti rilevanti per decretare quanto l’immobile sia efficiente dal punto di vista energetico. Si tratta di una scala che va dalla A alla G, in cui la A (e successive integrazioni) è il massimo grado di efficienza, e in cui la G è la peggiore. Purtroppo per noi, la maggior parte dei nostri immobili si trovano in classe G o F, le ultime due.
Nello specifico, sono il 51,8% del totale gli immobili che hanno una di queste due classi. A mostrare i numeri peggiori, sono le seguenti regioni:
- Lazio, con il 65,6% degli immobili;
- Liguria, con una percentuale del 63,3%;
- Toscana, con il 62,2% del totale;
- Umbria, con il 61,7% degli immobili in classe F o G;
- Molise, con una percentuale del 61,5%.
Guardando invece le province più problematiche, si trovano i nomi delle città di Rieti (78,8%), Enna (74,9%), Isernia (72,4%), Frosinone (71,3%) e Genova (69,9%). Va da sé che per arrivare agli obiettivi imposti dall’Unione Europea, la strada è ancora lunga per il nostro Paese.
La transizione verde in Italia

Marco Granelli, presidente di Confartigianato, chiede al governo una stabilizzazione delle detrazioni fiscali al 65%, le quali permetterebbero di riqualificare il patrimonio immobiliare, risparmiare sui costi dell’energia e operare in difesa dell’ambiente, dando al contempo una possibilità di rilancio alle imprese di costruzioni.
Siamo un Paese con case vecchie e poco efficienti. Non c’è tempo da perdere
Dice Granelli, ma la preoccupazione sembra essere solo sua. Dal fronte del governo infatti, arrivano solo contrazioni. Come si legge nella manovra di Bilancio, per il prossimo anno il bonus ristrutturazione è stato confermato, ma al 50% solamente per la prima casa, mentre per la seconda scende al 36%. L’ecobonus invece, non è ancora stato menzionato, ma sappiamo già che, salvo deroghe, scenderà ad una detrazione del 36% su un tetto massimo di spesa a 48.000 euro.