Il Mediterraneo e gli oceani si scaldano: perché gli scienziati temono eventi sempre più estremi

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Erika Fameli
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I mari sono sempre più caldi, e le temperature in aumento fanno salire anche il rischio di nuove calamità, più intense e frequenti rispetto a quelle a cui ci stiamo abituando. Secondo alcuni scienziati, il futuro del pianeta è sempre più a rischio, e la minaccia principale viene proprio dalle profondità marine.

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Uragano
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I dati degli eventi meteo già accaduti sono la base di partenza con cui alcuni scienziati osservano e ipotizzano cosa potrebbe succedere se quegli stessi eventi si verificassero in un mondo più freddo o più caldo. Per farlo, utilizzano diversi modelli, ma la risposta che ottengono è la stessa: in un mondo con temperature del mare più alte, il rischio di eventi climatici estremi aumenta, e con esso anche la frequenza e l’intensità dei fenomeni.

A parlarne in uno studio è il fisico dell’Università di Bologna Salvatore Pascale, esperto di uragani del Mediterraneo, il quale mette in allerta soprattutto riguardo la stagione autunnale. Ecco come stanno le cose.

I mari sono sempre più caldi

Uragano
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Salvatore Pascale ha analizzato in diverse sue pubblicazioni scientifiche, i cosiddetti medicane, ossia i Mediterranean Hurricanes, i rari uragani che colpiscono il Mare Nostrum e che in futuro potrebbero non essere più così rari, proprio a causa del surriscaldamento dei mari. Secondo Pascale, infatti, in un futuro più caldo, i medicane rischiano di essere sempre più potenti, e già nei prossimi mesi non si possono escludere eventi estremi preoccupanti in tal senso, considerando le nuove temperature raggiunte dal Mar Mediterraneo, che ha toccato anche picchi di 33 gradi.

I medicane si verificano circa 1 o 2 volte l’anno, ma prevedere quando ci saranno è ancora piuttosto difficile. Quello che i modelli suggeriscono, però, è una nuova intensità e una forza devastante nel caso in cui dovessero formarsi. Proprio a questo proposito, Pascale spiega che:

Non ci sono certezze sulla possibilità di avere un medicane sull’Italia o sui Paesi del Mediterraneo, ma quello che sta aumentando è la possibilità di maggiore intensità e potenza qualora si verificassero. Se si verificasse un medicane sul Mediterraneo, così caldo e carico di energia, allora venti e piogge saranno oggi molto più intense del passato. In generale, bisogna stare attenti all’autunno, il periodo più a rischio e con scambi più intensi di energia fra mare e atmosfera.

La minaccia dei medicane

Uragano
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Per spiegare come funzionano i medicane, si può pensare ad un serbatoio pieno di energia: il fatto che sia pieno non implica che l’auto è in moto, ma quando viene innescato, se si accende, sarà più potente. Finchè non si gira la chiave (quindi se non si verificano determinate configurazioni della circolazione atmosferica piuttosto rare), quindi, ciò non accade. Se si mette in modo, invece, si formano gli uragani, che col serbatoio così pieno saranno più distruttivi. Riguardo questo autunno, quindi, è bene sapere che non è detto che si verificheranno dei medicane, ma sicuramente il background è potenzialmente molto pericoloso.

Lo stesso discorso vale anche per le precipitazioni e altri eventi meteo. In particolare, Pascale parla di:

  • seccature profonde ad ovest,
  • piogge intense su Piemonte, nord ovest e costa tirrenica,
  • alluvioni su tutta la Penisola.

In generale, gli eventi di pioggia più intensa sono oggi più severi rispetto al clima preindustriale, ma l’intensificazione dipende molto dalla stagione, dalla regione e dalla configurazione della circolazione atmosferica che genera l’evento. Non esiste una regola universale che descrive le precipitazioni estreme e come queste rispondono al riscaldamento globale, ma l’autunno rappresenta sicuramente la stagione più pericolosa da questo punto di vista.

Il Mediterraneo e gli oceani si scaldano: foto e immagini