Tropicalizzazione del Mar Mediterraneo: cosa sta accadendo

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

La tropicalizzazione del Mar Mediterraneo è tra le conseguenze più evidenti della cristi climatica in corso, oltre che un fenomeno che mette seriamente a rischio la biodiversità presente nelle acqua. Cause e rischi futuri.

Tropicalizzazione Mar Mediterraneo
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Cosa significa “tropicalizzazione del Mar Mediterraneo”?

Ultimamente, si sente spesso parlare di specie “aliene” nei mari italiani: nel 2022 il protagonista è stato il granchio blu, mentre quest’anno tocca al vermocane che, a quanto pare, impera nei mari del sud Italia.

Ecco, la presenza sempre più assidua di esemplari alieni nel Mar Mediterraneo è un effetto della cosiddetta tropicalizzazione che, a sua volta, è conseguenza del surriscaldamento globale.

In realtà sarebbe più corretto parlare di “meridionalizzazione”, perché il bacino mediterraneo non ha ancora assunto una fisionomia tropicale e alcune specie autoctone e predominanti sopravvivono ai cambiamenti.

In ogni caso, la comparsa di specie tropicali in questa zona è causata prevalentemente dal riscaldamento globale che comporta l’aumento delle temperature delle acque del Mar Mediterraneo, rendendole quindi ideali per quelle specie maggiormente diffuse nei pressi dei Tropici.

Purtroppo, il Mar Mediterraneo è particolarmente sensibile al riscaldamento globale, tanto da essersi scaldato il 20% più velocemente rispetto alla media globale diventando, al contempo, più salato. La sua tropicalizzazione, o meridionalizzazione, può influire tantissimo sulla fauna e sulla flora locali, mettendole in competizione con le specie aliene e creando squilibri negli habitat marini.

Quali sono le conseguenze della tropicalizzazione del Mar Mediterraneo?

La principale conseguenza della tropicalizzazione del Mar Mediterraneo consiste nel mettere a rischio la biodiversità marina presente. In particolare:

  • alcune specie aliene possono rivelarsi invasive e distruttive, come il pesce coniglio e il pesce scorpione che si stanno diffondendo a macchia d’olio devastando gli ecosistemi autoctoni;
  • le meduse aumentano, dato che resistono più a lungo alle alte temperature, interferendo con le attività di pesca e inondando le spiagge. Appare chiaro, quindi, che il settore della pesca, fondamentale per le zone mediterranee, sia a rischio, tanto da aver dovuto adottare negli ultimi anni misure altamente restrittive come il “fermo biologico” per consentire alla fauna marina di ripopolarsi;
  • sono ad alto rischio le praterie di posidonia, una pianta acquatica in grado di immagazzinare dall’11% al 42% delle emissioni di CO2 dei Paesi mediterranei svolgendo un’azione fondamentale nella produzione di ossigeno. Grazie allo sviluppo delle sue foglie, infatti, la posidonia è capace di liberare nell’ambiente fino a 20 litri di ossigeno ogni giorni per ogni metro quadro di prateria;
  • vengono distrutte le gorgonie, una specie di corallo che svolge un ruolo indispensabile in molti complessi ecosistemi mediterranei;
  • sta scomparendo la nacchera, un mollusco, oltre che il più grande bivalve endemico del Mar Mediterraneo e tra i più grandi in generale al mondo, in grado di fornire habitat essenziali a circa 146 specie diverse.
Meduse Mar Mediterraneo
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Ecco perché il WWF sta promuovendo una campagna di protezione del Mar Mediterraneo, con l’obiettivo di salvaguardare almeno il 30% in modo efficace entro il 2030.

In che modo? Esistono diverse prove scientifiche che confermerebbero l’efficacia dell’aumento della protezione in punti-chiave del Mediterraneo nei confronti della maggior parte degli habitat marini. In più, gli stock ittici potrebbero essere ripristinati e gli esseri umani otterrebbero un leggero vantaggio nella lotta al cambiamento climatico.

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