Gli scozzesi vogliono salvare i pesci con il whisky: l’idea è meno folle di quanto sembri
Gli scozzesi hanno deciso di salvare i pesci con il whiskey: ecco come intendono cambiare le sorti dei pesci grazie ad alghe coltivate sui residui dell’industria del whiskey, e come questa innovazione potrebbe modificare per sempre l’approccio all’acquacoltura, che oggi è la principale fonte mondiale di pesce per il consumo umano.
Guarda il video

Fino ad oggi si è pensato che i pesci d’allevamento fossero una scelta sostenibile, e che preferire l’acquacoltura alla pesca di cattura classica fosse una soluzione che univa i vantaggi umani con quelli del pianeta. La realtà, però, è ben diversa, e la Scozia se ne è resa conto. Molti pesci d’allevamento, infatti, dipendono ancora da mangimi che si ricavano da specie selvatiche, attivando un circolo vizioso tutt’altro che virtuoso.
Per questo, un’azienda ha messo a punto delle alghe coltivate sui residui dell’industria del whiskey scozzese che potrebbero cambiare radicalmente le cose, e salvare i pesci d’allevamento. Ecco come intendono farlo, e quali sono i loro obiettivi a lungo termine.
Salvare i pesci con il whiskey

Attualmente l’acquacoltura rappresenta la prima fonte mondiale di pesce per il consumo umano, e ha superato addirittura la pesca di cattura a livello globale. Per mandare avanti il settore, però, serve un’enorme quantità di omega-3, di cui i pesci allevati (soprattutto i salmoni) hanno bisogno per crescere. Questo omega-3 proviene in gran parte dall’olio di pesce, che a sua volta si estrae dai pesci pescati in mare. Si innesca, in questo modo, un circolo vizioso che mina le credenziali ambientali del pesce allevato, poichè più cresce l’acquacoltura, maggiore è la pressione esercitata sulle popolazioni ittiche selvatiche, già in sofferenza. Come ricorda Douglas Martin, fondatore e CEO di MiAlgae, infatti:
I limiti di sostenibilità di ciò che si può pescare dall’oceano, al momento, sono stati raggiunti e non è fisicamente possibile catturare altro in mare.
Per questo, la soluzione migliore è scendere nella catena alimentare e andare a cercare la risposta nelle microalghe, fonte originaria dell’omega-3 prodotto dai pesci grassi. Quello che fa MiAlgae, quindi, è eliminare del tutto il passaggio intermedio.
Alghe e residui di whiskey

Le alghe sono quelle che producono davvero gli omega-3. Se si riesce a produrre le alghe e a farle crescere, si possono ottenere gli omega-3 senza dover passare per l’intera catena alimentare.
Coltivare alghe però, è piuttosto costoso, il che rende il modello economico insostenibile rispetto al prezzo bassissimo dell’olio di pesce selvatico. La soluzione trovata da MiAlgae, però, elimina anche questo problema: per coltivare le alghe utilizza sottoprodotti industriali di poco valore come fonte di nutrimento, e si rivolge in particolare ai liquidi di scarto delle distillerie di Scotch Whiskey. Dalla produzione di whiskey, infatti, nasce una sorta di birra all’8% di alcool, che fa diventare uno scarto il restante 92%.
E’ proprio questo liquido di scarso valore che MiAlgae utilizza per nutrire le cellule di alghe in grandi serbatoi di acciaio inox, per poi raccoglierne la biomassa risultante come sostituto diretto della farina e dell’olio di pesce. Così facendo, MiAlgae produce alghe essiccate, confezionate in sacchi e spedite ai produttori di:
- mangimi per acquacoltura,
- alimenti per animali domestici.
Attualmente, l’azienda sta realizzando il suo primo vero sito di produzione commerciale, che produrrà migliaia di tonnellate di prodotto l’anno. Martin dice che:
Nel mondo degli omega-3 è un buon inizio, ma è una goccia nel mare. Quindi abbiamo ancora molti pesci da salvare. Puntiamo a raggiungere la parità di costo con qualsiasi olio di pesce prodotto nel mondo.