Alghe, batteri e pesci morti in mare a causa del riscaldamento globale
Il riscaldamento globale e l’aumento delle temperature delle acque del mare sta causando non pochi problemi all’estate italiana, con spiagge all’insegna di pesce morti, proliferazione di batteri e alghe maleodoranti.

Sono visibili non solo dallo spazio, ma persino a occhio nudo: le “zuppe” – così definite dai giornali stranieri – che invadono i mari italiani sono composte da pesci morti, alghe e batteri che rendono la balneazione a dir poco impossibile. E se a essere principalmente coinvolto è il Mar Adriatico, il resto delle spiagge italiane non è di certo da meno.
Allerta moria di pesci in Toscana
Così come accaduto nel 2015, in Toscana, precisamente nella laguna di Orbetello, si sta assistendo a una strage di pesci causata dal surriscaldamento delle acque, dalla decomposizione delle alghe e, soprattutto, dalla scarsità di ossigeno.
Le carcasse emerse in superficie non si contano più, per non parlare del disagio causato dai cattivi odori che i cittadini sono costretti a subire. Gli allevamenti locali parlano già di gravi perdite e, nonostante i danni non siano ancora stati stimati del tutto, il sindaco di Orbetello ha già chiesto alla Regione Toscana lo stato di emergenza regionale. Basti pensare che le spiagge sono semi deserte, il che provoca non pochi problemi a livello turistico.
Temperature elevate dalla Sardegna alla Puglia
La laguna di Orbetello non è la sola a soffrire: anche quella di Oristano è attualmente in allerta rossa proprio a causa della moria di pesci provocata dalle temperature bollenti e dalla mancanza di ossigeno. Il discorso non cambia per le cozze allevate nella zona di Taranto, in Puglia, dove gli allevatori stimano perdite per l’80%.
A denunciare la situazione è Fedagripesca-Confcooperative, che sottolinea quanto il caldo record stia influenzando i ritmi e i cicli degli ecosistemi: i granchi blu muoiono per asfissia, le alghe continuano a moltiplicarsi dall’Emilia Romagna al Po e i pescatori sono costretti a utilizzare sempre più carburante per inseguire i pesci che, inevitabilmente, si spostano al largo alla ricerca di temperature più fresche.
Le alghe e i problemi per la salute
Se in alcune zone d’Italia, prevalentemente al largo, si segnalano diversi casi di mucillagine, le alghe sono ben visibili a occhio nudo in numerose località italiane. Le notizie delle ultime settimane tirano in ballo città come Ancona, Viareggio, Salerno e Ostia, ma l’elenco è davvero lungo e preoccupante.
Nella maggior parte dei casi si tratta di fenomeni lievi e passeggeri, ma i turisti che decidono di abbandonare le spiagge o di disdire le prenotazioni non sono di certo da biasimare. Al momento la presenza di alghe si rivela un semplice deterrente a fare il bagno ma, alla lunga, potrebbe diventare rischiosa in merito al consumo dei frutti di mare.
A sottolineare questo legame è proprio l’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare: più le temperature del mare aumentano e più aumenta la presenza di batteri vibrioni, responsabili di infezioni e gastroenteriti, nei frutti di mare, soprattutto quelli che vivono in acque salmastre.

Gli stati di allerta lanciati nelle ultime settimane non dovrebbero passare inosservati: se al momento il problema è limitato e, al massimo, fa scappare via i bagnanti, il prossimo autunno potrebbe rivelarsi un vero e proprio pericolo per la salute di tutti i cittadini, dato che il riscaldamento globale favorisce anche la comparsa di alghe tossiche.