Canone calmierato e canone concordato: le differenze

Autore:
Erika Fameli
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Canone calmierato e canone concordato sono due termini che identificano due tipi diversi di contratto di locazione, ma che spesso ed erroneamente vengono utilizzati come sinonimi. Le differenze invece, sono sostanziali, e sono proprio loro a determinare la scelta di una soluzione piuttosto che dell’altra. 

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Nello scenario immobiliare odierno, prendere una casa in affitto è una vera e propria impresa, soprattutto se si hanno redditi medio-bassi, si è studenti fuori sede oppure giovani coppie alla prima esperienza di convivenza. I prezzi degli affitti infatti, sono schizzati alle stelle, e in Italia nel 2024 sono aumentati del 10,6% su base nazionale. In alcune città le cose vanno ancora peggio, e i prezzi al metro quadrato degli affitti sono davvero impressionanti. Basti pensare che a Milano si pagano più di 23 euro/mq per prendere casa in affitto.

Ebbene, in questo contesto così complicato e difficile, un barlume di speranza per gli inquilini è rappresentato dal contratto di affitto a canone calmierato. Attenzione però, perchè non bisogna confondere il canone calmierato con il canone concordato. Questi due tipi di contratto infatti, vengono spesso fusi insieme, ma per semplificare di molto la questione, possiamo dire che uno è il livello superiore dell’altro. Ecco quali sono le differenze tra i due tipi di contratto.

Canone calmierato e canone concordato

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Il canone calmierato è un tipo di affitto pensato appositamente per favorire l’accesso agli immobili in locazione a chi non ha abbastanza risorse per accedere ai canoni del mercato libero. Negli affitti a canone calmierato infatti, i prezzi sono più bassi, e stabiliti in base a diversi parametri fissati dagli accordi territoriali. Inoltre, per accedere ad un affitto a canone calmierato, c’è bisogno che le condizioni economiche dell’inquilino non siano particolarmente buone.

Il canone concordato è invece un tipo di contratto il cui prezzo è comunque più basso del mercato libero, ma i cui parametri di definizione sono stabiliti da accordi territoriali tra le associazioni dei proprietari e degli inquilini, che però applica meno restrizioni al prezzo massimo del canone. Entrambi i contratti prevedono agevolazioni fiscali per i proprietari, e prendono in considerazione gli stessi parametri:

  • la metratura dell’immobile;
  • la zona in cui si trova;
  • lo stato di conservazione;
  • la presenza di pertinenze;
  • la presenza di ascensori nello stabile;
  • la presenza di balconi;
  • la classe energetica;
  • ecc.

Le differenze

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In cosa differiscono, quindi? Innanzitutto nel grado di limitazione dei prezzi. Come già anticipato, i contratti a canone calmierato pongono limiti maggiori sui prezzi massimi, il che li rende particolarmente vantaggiosi per gli inquilini. Inoltre, il canone calmierato ha, tra i parametri di determinazione del prezzo, anche il reddito dell’inquilino, cosa che invece nel canone concordato non ha alcun peso. Ancora, i due contratti cambiano nella durata. Infatti, se per il contratto a canone concordato la durata massima non supera i 5 anni (3+2), per il contratto a canone calmierato si può optare anche per una soluzione 4+4 con cedolare secca.

Nonostante in Italia i prezzi degli affitti siano saliti enormemente, e si prevede cresceranno ancora nel 2025, sono tantissimi gli italiani che scelgono l’affitto invece dell’acquisto. Si parla del 25% della popolazione che, per un motivo o per un altro, non può o non vuole comprare casa, ma opta per la locazione. Per questo è importante sapere che non esiste solo il mercato libero, ma che ci sono soluzioni più economiche per prendere una casa in affitto.

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