Riparare invece di buttare: cosa cambia con il nuovo diritto alla riparazione in Europa
Scatta il diritto alla riparazione in UE: entro il 31 luglio tutti gli Stati membri sono chiamati a recepire la direttiva n. 2024/1799. Ecco tutto quello che c’è da sapere e come cambieranno le cose nell’Unione Europea con l’entrata in vigore di queste nuove regole, dai prezzi alle produzioni fino alle garanzie.
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Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti parla della nuova direttiva UE sul diritto alla riparazione e spiega che le novità che introduce:
Impattano su consumatori, ambiente e produttori: lo smaltimento dei prodotti riparabili genera ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti in Europa, con costi sociali e ambientali rilevanti. Le nuove norme non solo riducono la produzione di rifiuti, ma contrastano l’odioso fenomeno dell’obsolescenza programmata, spingendo i fabbricanti a realizzare prodotti che durino di più nel tempo.
Oltre al danno ambientale, lo spreco di prodotti riparabili genera perdite economiche pari a 12 miliardi di euro all’anno, secondo le stime di Bruxelles. In questo scenario, incentivare la circolarità e promuovere il riciclo è fondamentale per mitigare l’impatto dell’azione umana sull’ambiente, e queste nuove regole puntano proprio a questo: ecco come cambieranno le cose in Europa con la loro entrata in vigore.
Scatta il diritto alla riparazione in UE

La direttiva UE n.2024/1799 intende favorire la riparazione di tutti i beni che possono ancora essere utilizzati, riducendo così lo smaltimento prematuro di materiali difficili da trattare. Ne sono un esempio:
- lavatrici,
- aspirapolveri,
- televisori,
- pc, smartphone, ecc.
Con questa direttiva, l’UE intende perseguire anche un altro obiettivo, che viaggia di pari passo con la promozione della circolarità: contrastare la cosiddetta obsolescenza programmata, ossia la produzione di prodotti che volutamente si deteriorano prima del tempo, una strategia industriale dannosa sia per l’economia UE che per i cittadini e l’ambiente. I produttori, infatti, saranno tenuti a mettere in commercio elettrodomestici o apparecchi elettronici ecocompatibili, facilmente aggiustabili e riciclabili. Inoltre, con il recepimento delle nuove regole UE, i produttori avranno l’obbligo di effettuare riparazioni anche al di fuori del periodo di garanzia, purchè sia tecnicamente possibile intervenire su un bene rotto o difettoso.
Tutte le novità da conoscere

All’atto pratico, il riparatore avrà l’obbligo di consegnare al consumatore un apposito modulo europeo contenente informazioni come la tipologia di interventi, i prezzi e i tempi di lavoro previsti per la riparazione, e anche le eventuali sostituzioni. Il tutto, ovviamente, prima di aprire la pratica. Queste informazioni avranno validità 30 giorni. Si tratta di una svolta a carattere storico, che per la prima volta favorisce la circolarità rispetto alla nuova produzione, e che introduce l’obbligo di rispettare un tempo congruo e un prezzo ragionevole per la riparazione di un prodotto difettoso. Inoltre, se il riparatore valuta che il bene non può essere aggiustato, può offrire al consumatore la sostituzione con un prodotto analogo, ma ricondizionato.
Per quanto riguarda invece i prodotti in garanzia, ci sarà più tempo per correggere il difetto conservando le tutele legali, in quanto la scelta da parte del consumatore di riparare un bene invece che sostituirlo, dà diritto ad un anno di garanzia in più. Guardando ancora più avanti, per il 31 luglio 2027 è prevista la realizzazione di una piattaforma online unica europea dedicata alla riparazione, per facilitare il reperimento dei riparatori o dei venditori di beni ricondizionati. L’obiettivo finale è creare le condizioni ideali per ridurre i rifiuti in UE e favorire una circolarità più ampia e di valore.