Città a rifiuti zero: sono solo 20 nel mondo, una è italiana

Autore:
Erika Fameli
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Le città a rifiuti zero sono un modello urbanistico green da imitare, che aumentano il tasso di diversione e gestiscono i rifiuti tramite compostaggio e riciclo. Ce ne sono solo 20 in tutto il mondo, e tra loro c’è anche una città italiana: ecco chi è e quali best practices si possono imparare da lei.

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Riciclo
Photo by Elf-Moondance – Pixabay

Con il termine di città a rifiuti zero si indica un modello cittadino che recupera i prodotti di scarto e tenta di aumentare il tasso di diversione (la percentuale di rifiuti sottratti alle discariche e agli inceneritori) attraverso riciclo e compostaggio. Si tratta di un obiettivo ambizioso da raggiungere, soprattutto nelle grandi città, ma non impossibile, e che si può perseguire attuando diverse pratiche:

  • differenziare i rifiuti alla fonte;
  • fare la raccolta dei rifiuti porta a porta;
  • introdurre il sistema “paga quando butti”, che aumenta la tariffa da pagare in base all’indifferenziato che si produce;
  • divieto di utilizzare plastica negli eventi pubblici;
  • adottare programmi educativi di sensibilizzazione per i cittadini e nelle scuole;
  • far pagare i sacchetti di plastica al supermercato.

Quali città riescono a fare questo? Le hanno indicate le Nazioni Unite, e tra loro c’è anche una città italiana.

International Day of Zero Waste

Bologna
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In occasione dell’International Day of Zero Waste, in programma per il 30 marzo prossimo a Nairobi, il Comitato consultivo delle Nazioni Unite sui Rifiuti Zero presenterà le 20 città più virtuose al mondo per la differenziazione dei rifiuti. Tra queste città le Nazioni Unite hanno annunciato anche la presenza di Bologna. La città emiliana ha infatti dimostrato di avere un sistema di gestione dei rifiuti molto efficiente, che restituisce dati sensazionali: nel 2024 la città ha raggiunto il 75,1% di differenziazione dei rifiuti. Questo risultato è stato possibile grazie all’attuazione di numerose pratiche positive, tra cui l’adozione di nuovi cassonetti, che avvisano gli operatori se sono troppo pieni o guasti e registrano cosa si butta.

In questo modo, grazie ad un sistema di riconoscimento di ogni cassonetto, si possono identificare gli utenti che lo utilizzano e sapere cosa buttano. In base ai rifiuti indifferenziati, quindi, si calcola la Tari e l’importo da pagare. Di conseguenza, meno rifiuti indifferenziati si producono, meno si paga di Tari. Si tratta di un sistema intelligente, che ad alcuni non è piaciuto, ma che ha dato i suoi frutti e ha fatto spiccare Bologna a livello mondiale per la gestione dei rifiuti.

Città a rifiuti zero in Italia

Bologna
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Nonostante sia l’unica città italiana ad essere rientrata tra le certificazioni delle Nazioni Unite per l’International Day of Zero Waste, Bologna non è certo l’unico esempio italiano di realtà a rifiuti zero. Nel nostro Paese, infatti, si trova la rete di Comuni a rifiuti zero più grande del mondo, che include 340 comuni, principalmente di piccole dimensioni e al di sotto dei 100.000 abitanti. In realtà, il comune italiano di Capannori, in provincia di Lucca (46.000 abitanti), è stato addirittura tra i primissimi centri urbani in Europa ad aver ricevuto la certificazione rifiuti zero nel 2007. Ancora, Calatafimi Segesta (Sicilia) ha raggiunto l’85% di raccolta differenziata nel 2023.

Tra le grandi città, oltre a Bologna si distinguono per buone pratiche di riciclo e gestione dei rifiuti anche Cagliari (78,5%), Venezia (73,9%), Firenze (70,4%) e Milano (69%). Insomma, in Italia si ricicla più di quanto si pensa, e sono moltissimi i comuni virtuosi che non sprecano le loro risorse, ma le conservano, producendo responsabilmente e recuperando i materiali di scarto. Se non si scaricano rifiuti su terra, acqua o aria, e non si inceneriscono, oltre ad avere un sistema più circolare, si riducono enormemente le emissioni di CO2 e i tassi di inquinamento dell’aria.

Città a rifiuti zero: sono solo 20 nel mondo, una è italiana: foto e immagini