Una rete nel deserto può produrre acqua: l’idea che sta sorprendendo il mondo

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Erika Fameli
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CloudFisher è un sistema che in molti territori ha già cambiato il destino delle comunità locali, e che ora può diventare un alleato strategico nella lotta alla siccità. Ecco come funziona questa strategia di adattamento climatico che si vuole replicare per contrastare la mancanza di acqua in molte parti del mondo.

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Nebbia
Photo by Quangpraha – Pixabay

Quando si parla di CloudFisher ci si riferisce ad un sistema che cattura l’umidità dell’oceano e disseta i villaggi. Si tratta di una tecnologia che ha già cambiato il destino di molte comunità, e che è risultato essere particolarmente efficiente in territori come:

  • il Marocco,
  • il Perù,
  • la Bolivia,
  • la Tanzania.

Ora, in un momento in cui la crisi idrica sta colpendo territori sempre più vasti, si sta pensando di replicare CloudFisher anche altrove, e di utilizzarlo come strategia di adattamento climatico per contrastare la siccità.

CloudFisher

Nebbia
Photo by Lolame – Pixabay

CloudFisher è una soluzione innovativa e tecnologica che risale a più di 10 anni fa, ma che in questa torrida estate 2026 si sta rivelando una vera manna dal cielo. Questa invenzione straordinaria cattura l’umidità presente nella nebbia densa che sale dall’Oceano Atlantico e la trasforma in acqua potabile, dissetando interi villaggi e portando una risorsa preziosa come l’acqua anche in territori solitamente aridi. CloudFisher, quindi, combatte la desertificazione e porta nuove prospettive e possibilità alle comunità locali, rappresentando oggi anche un potente alleato contro la siccità.

Come? Quando il vento spinge la nebbia contro le speciali reti a maglia tridimensionale, la struttura moltiplica l’area di contatto e permette alle goccioline presenti nella nebbia di impattare sui filamenti e rimanervi attaccata. Le gocce si uniscono poi tra loro e diventano sempre più grandi e pesanti, scivolando verso il basso verso un canale di raccolta e poi nei serbatoi. Secondo l’ultimo rapporto dell’UN-Water, il Nord Africa è una delle aree a più alto stress idrico del mondo, con una disponibilità di risorse rinnovabili inferiore ai 500 metri cubi pro capite all’anno, una soglia considerata di scarsità assoluta. Proprio in queste aree, i 1.700 mq di reti di CloudFisher permettono a 16 villaggi e quasi 16.000 persone di bere, coltivare e vivere.

Un modello da replicare

Nebbia
Photo by TomDansken – Pixabay

Il successo di CloudFisher ha ispirato repliche anche in altre aree del mondo, come il Perù. Qui, dal 2024, un impianto simile fornisce acqua a oltre 1.500 residenti di un’area svantaggiata di Lima. In Bolivia, invece, dal 2022 un sistema di collettori garantisce 3.000 litri d’acqua al giorno a diverse scuole locali. Il progetto nato in Marocco più di un decennio fa, è diventato quindi una vera e propria strategia di adattamento climatico contro la crisi idrica e la siccità, che sta prendendo piede in tutto il mondo.

La forza di questo sistema sta nella robustezza della struttura, in grado di resistere a venti fino a 120 km/h: in questo modo ogni metro quadrato di rete produce 22 litri d’acqua al giorno, con picchi che sfiorano i 60 litri, per un potenziale di 37.000 litri giornalieri per un impianto come quello marocchino. Altro grande vantaggio, è la liberazione delle donne dall’approvvigionamento dell’acqua, compito al quale erano relegate prima dell’arrivo di CloudFisher. L’arrivo dell’acqua corrente direttamente nelle case, innesca quindi anche una rivoluzione sociale che ha fatto scendere di oltre il 40% il tasso di abbandono scolastico femminile nei territori interessati dal progetto. Le donne adulte hanno migliorato la propria alfabetizzazione e hanno avviato attività economiche, come cooperative per la produzione di olio di argan. Che sia arrivato anche il tempo per l’Europa di accogliere il CloudFisher?

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