Crisi dell’acqua: danni irreversibili a ecosistemi, economia e sicurezza

Autore:
Erika Fameli
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L’ONU lancia l’allarme bancarotta idrica globale, e mette in allerta i governi di tutto il mondo circa il consumo eccessivo di acqua, che supera la rigenerazione naturale e causa danni irreversibili agli ecosistemi, alla biodiversità, all’economia e anche alla sicurezza dell’uomo: la situazione critica.

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Con il termine di bancarotta idrica globale si intende una situazione critica, in cui il consumo di acqua dolce annuale supera la rigenerazione naturale e inizia ad intaccare i risparmi idrici. Si tratta di un allarme senza precedenti, e di una condizione da risolvere quanto prima, poichè mette a rischio non solo gli ecosistemi e la biodiversità, ma anche le economie di tutto il mondo e la stessa sicurezza umana. A lanciare l’allerta è lo United Nations University Institute for Water, Environment and Health (Unu-Inweh), che fa luce sulla situazione globale nel suo ultimo rapporto.

Il pianeta versa in una situazione che non si era mai verificata prima nella storia, e che non è più reversibile, poichè i sistemi hanno subìto danni così irreparabili da non poter più riuscire a ripristinare i livelli di un tempo. Cosa si può fare? Ecco i suggerimenti dell’ONU.

Il consumo d’acqua è fuori controllo

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Se fino ad oggi per descrivere la situazione idrica si era parlato di sistemi sotto stress o di periodi di crisi, d’ora in avanti, purtroppo, si dovrà cambiare terminologia. A lanciare l’allarme è il rapporto dello United Nations University Institute for Water, Environment and Health, che spiega come il pianeta è entrato in una fase di bancarotta idrica globale. In poche parole, la Terra ha smesso di limitare il consumo idrico al reddito annuale di acqua dolce, e ha iniziato ad attingere alle scorte accumulate in passato (ghiacciai e falde acquifere). Si tratta di una situazione mai vista prima, e da cui non si può tornare indietro.

In particolare, il termine bancarotta indica due concetti chiave legati alla situazione idrica:

  • l’insolvenza: in quanto il nostro consumo di acqua supera costantemente la capacità della natura di rigenerare le scorte;
  • l’irreversibilità: in quanto il danno al capitale naturale è permanente.

Conseguenze e rischi

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La bancarotta è frutto di un sovrasfruttamento delle risorse idriche, che ha portato al prosciugamento anche delle riserve superficiali: i fiumi faticano ad arrivare al mare, e più della metà dei grandi laghi mondiale ha perso volume. Le conseguenze sia sull’uomo che sulla biodiversità sono dannosissime, e oggi quasi tre quarti della popolazione mondiale vive in paesi non sicuri dal punto di vista idrico. Più di 2 miliardi di persone, infatti, non hanno accesso sicuro all’acqua potabile, mentre in 4 miliardi soffrono di grave scarsità di acqua per almeno un mese all’anno. Anche l’Italia, in parte, soffre di questo problema.

Inoltre, le falde acquifere sono in declino nel 70% dei casi, e oltre 400 milioni di ettari di zone umide sono scomparsi in solo mezzo secolo. A causa del prelievo eccessivo di acqua, il terreno sta sprofondando, in alcune zone anche di 25 cm all’anno, e i ghiacciai perdono massa, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di tutto il mondo. Secondo il rapporto, a causare il deficit idrico sono principalmente le attività umane, come la deforestazione, l’inquinamento e il riscaldamento globale, e i costi da sostenere per far fronte alla siccità ammontano a 307 miliardi di dollari ogni anno. Come sottolinea uno degli autori del report:

“la gestione della bancarotta richiede onestà, coraggio e volontà politica. Non possiamo ricostruire ghiacciai scomparsi o rigonfiare le falde acquifere compromesse. Ma possiamo impedire un’ulteriore perdita del nostro capitale naturale residuo e riprogettare le istituzioni per adattarle ai nuovi limiti idrogeologici”.

Siamo in bancarotta idrica globale: l’allarme ONU: foto e immagini