Il problema della siccità in Italia: bisogna fare qualcosa!
Serve un piano nazionale per la gestione delle risorse idriche: l’appello di Coldiretti per far fronte ai cambiamenti climatici in Italia.

Il cambiamento climatico non è qualcosa da prendere alla leggera. I suoi effetti diventano sempre più concreti e intesi. Tra le tante conseguenze, ce n’è una che tocca l’Italia in modo particolare: la siccità. Secondo l’allarme lanciato da Coldiretti, infatti, solo nello scorso anno, i danni causati dal cambiamento climatico, e in particolare dalla siccità, ha generato perdite per 9 miliardi di euro al settore agricolo italiano.
Quello delle lunghe assenze di precipitazioni è un problema generalizzato che interessa il mondo intero. Ogni anno, infatti, il territorio globale coinvolto cresce di circa 50.000 chilometri quadrati.
I dati dell’Institute of Atmospheric Sciences and Climate (CNR-ISAC) confermano, in riferimento al territorio italiano, un aumento medio delle temperature di 1,35°C rispetto alla media storica e picchi di 1,44°C nelle regioni centrali e meridionali.
Un piano per gestire l’emergenza idrica in Italia

Albano Agabiti, presidente regionale Coldiretti dell’Umbria, afferma l’importanza di creare un piano nazionale che includa la creazione di invasi con sistemi avanzati di pompaggio. L’idea dietro questo progetto è quella di assolvere a due funzioni. La prima funzione sarebbe quella di garantire una scorta di acqua nei periodi di siccità. In secondo luogo, gli invasi servirebbero per attenuare le conseguenze dovute alle precipitazioni abbondanti.
Il piano proposto da Coldiretti prevede la costruzione di bacini di accumulo con materiali locali in modo da evitare l’uso di cemento. Così facendo, si potrebbe raccogliere il doppio dell’acqua piovana da utilizzare per scopi civili, agricoli e per la produzione di energia idroelettrica. Inoltre, con questo progetto ci sarebbe una migliore gestione delle piogge abbondanti, riducendo il rischio di inondazioni.
Secondo Agabiti, però, non bisogna abbandonare gli invasi già esistenti. È importantissimo, infatti, recuperare e mantenere gli invasi presenti già sul nostro territorio e inserirli in una nuova rete di infrastrutture.
Paolo Montioni, presidente del Consorzio della Bonificazione Umbra e di ANBI Umbria, crede sia fondamentale abbandonare l’approccio emergenziale per attuare una strategia basata sulla prevenzione e sulla programmazione. Per fare ciò, bisogna rinnovare le strutture già presenti e digitalizzare i sistemi di irrigazione per salvaguardare le risorse idriche. Questa mentalità è fondamentale se vogliamo ottimizzare l’uso dell’acqua in modo tale da non andare incontro a future emergenze idriche.
Migliorare la gestione dell’acqua è una priorità assoluta

Il presidente del Consorzio di Bonifica Tevere-Nera, Massimo Manni, sottolinea l’urgenza dell’attuazione di un nuovo piano per i bacini di accumulo. Una gestione strategica delle risorse idriche è fondamentale, considerando come il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature rendano i periodi di siccità sempre più frequenti, lunghi e intensi.
È indispensabile preservare l’acqua anche per le generazioni future. Per fare ciò, c’è bisogno di un utilizzo più consapevole da parte di tutti. Per questo si deve investire in progetti indirizzati verso la protezione del territorio e delle sue risorse idriche.
Il Piano Invasi rappresenta, quindi, una risposta concreta per affrontare tutti i problemi che riguardano il bene più prezioso, l’acqua.