Deposito dei rifiuti radioattivi in Italia: individuati 51 siti idonei
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha pubblicato sul proprio portale la lista dei siti idonei per la realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi in Italia. Si tratta di 51 località sparse in 6 regioni.
Guarda il video

Nell’ultimo periodo l’argomento nucleare è tornato prepotentemente al centro delle cronache italiane e non solo. Le dichiarazioni rilasciate in più di un’occasione dai componenti del governo Meloni non lasciano spazi a dubbi: per realizzare la transizione energetica l’Esecutivo vuole puntare principalmente sull’atomo. Inoltre, in questi giorni, una notizia molto importante è arrivata dalla Cop 28 di Dubai dove 22 Paesi, capeggiati da Stati Uniti e Francia, hanno sottoscritto un accordo finalizzato a rilanciare l’energia nucleare.
Deposito dei rifiuti radioattivi in Italia: pubblicato l’elenco dei siti idonei

Nel frattempo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato sul proprio sito la lista dei siti idonei per la realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Un’opera che appare imprescindibile sia perché la richiesta è arrivata, ormai da diverso tempo, direttamente dall’Europa, e sia perché l’Italia possiede un “patrimonio” di 78 mila metri cubi di scorie derivanti da vecchie centrali nucleari. A questo numero vanno aggiunti i rifiuti radioattivi ospedalieri che ogni giorno vengono prodotti a causa di esami diagnostici o terapie specifiche.
Al momento lo Stato italiano paga generosamente Francia e Regno Unito affinché conservino le scorie più pericolose, mentre le altre si trovano in vari depositi sparsi sul territorio della Penisola.
Depositi che però non garantiscono la necessaria sicurezza per dormire sonni tranquilli. Per realizzare l’elenco il Mase si è basato sulla Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai), elaborata da Sogin, società incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, e Isin, Ispettorato nazionale per la sicurezza nazionale e la radioprotezione.
Nel 2021 la collaborazione tra Sogin e Isin aveva prodotto una Carta che conteneva 67 siti idonei. Per elaborare l’elenco erano stati fissati alcuni parametri di sicurezza, fra cui la lontananza da zone vulcaniche, sismiche, di faglia e a rischio dissesto, e da insediamenti civili, industriali e militari.
Escluse dalla contesa anche le aree naturali protette, quelle oltre i 700 metri sul livello del mare oppure con una distanza inferiore di 5 km dalla costa. Out anche quelle zone dove sono presenti miniere e pozzi di petrolio o gas e aree di interesse agricolo, archeologico e storico. Per entrare a far parte dell’elenco è necessaria invece la disponibilità di infrastrutture di trasporto.
Ecco quali sono i siti idonei

Dalla lista iniziale, dopo una consultazione pubblica con gli enti locali e i cittadini interessati, sono stati man mano depennati 16 siti, fino ad arrivare a quella pubblicata in questi giorni dal Mase, che comprende 51 località sparse in 6 regioni.
Tra queste il Lazio è quella che detiene in numero maggiore di aree idonee, 21, che si trovano nei comuni di: Montalto di Castro, Canino, Cellere, Ischia di Castro, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello, Corchiano, Gallese, Tarquinia, Tuscania, Arlena di Castro, Piansano, Tessennano.
In Sardegna invece gli 8 siti individuati sono nei comuni di: Albagiara, Assolo, Usellus, Mandas, Siurgius Donigala, Segariu, Villamar, Setzu, Tuili, Turri, Ussaramanna, Nurri, Ortacesus, Guasila
Fra Puglia e Basilicata ci sono 15 siti concentrati nelle zone di: Montalbano Jonico, Matera, Bernalda, Montescaglioso, Irsina, Altamura, Laterza, Gravina, Genzano di Lucania.
In Piemonte localizzati 5 siti, tutti nella provincia di Alessandria e precisamente nei comuni di: Bosco Marengo, Novi Ligure, Alessandria, Oviglio, Quargnento, Castelnuovo Bormida, Sezzadio, Fubine Monferrato.
In Sicilia, infine, sono state identificate 2 aree che si trovano a Calatafimi, Segesta e Trapani.
Anche altri enti locali, non indicati ufficialmente nella Cnai, possono proporre la propria candidatura. Nel 2003 il Governo aveva deciso di realizzare il Deposito a Scanzano Jonico, in provincia di Matera, ma, dopo una mobilitazione popolare durata 14 giorni, fu costretto a fare marcia indietro.