Legambiente sul Deposito rifiuti radioattivi: “Pasticcio all’italiana”

Legambiente all’attacco sul Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, in particolare in merito alle modifiche apportate dall’Esecutivo all’interno del Decreto energia.

Legambiente deposito rifiuti radioattivi
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Il dibattito intorno al Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sta diventando ogni giorno sempre più infuocato. La miccia si è accesa soprattutto nelle settimane scorse, quando il Comune di Trino, nel vercellese, ha compiuto un inaspettato passo in avanti dichiarandosi disponibile a ospitare la struttura, ottenendo l’endorsement da parte del Governo. L’Esecutivo, a sua volta, non ha perso tempo, introducendo alcune novità rilevanti all’interno del Decreto energia recentemente approvato.

Legambiente sul Deposito rifiuti radioattivi: “Pasticcio all’italiana”

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Le modifiche sono contenute nell’articolo 11 del Decreto, dove si parla di un “procedimento alternativo” finalizzato a raccogliere tutte le autocandidature dei comuni interessati a ospitare il Deposito, in maniera tale da predisporre una nuova Carta nazionale delle aree autocandidate (CNAA), da affiancare alla CNAI, la Carta nazionale delle aree idonee stilata precedentemente dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), in base alle indicazioni di Sogin, la società statale incaricata del decommissioning delle centrali nucleari italiane, e Isin, l’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione.

Una “manovra” che ha suscitato le ire delle numerose associazioni ambientaliste sparse sul suolo italiano. Prima fra tutte Legambiente, che ha criticato la decisione del Governo utilizzando toni duri e inequivocabili:

Sulla questione aree idonee ad ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari, ancora una volta si è fatto il solito pasticcio all’italiana. È stato già assurdo prevedere la possibilità di autocandidature anche da parte dei Comuni non compresi nella Cnai. Ora si sta facendo anche peggio cambiando le carte in tavola in corso d’opera.

Non ripetere gli errori commessi in passato

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Secondo Legambiente la possibilità di autocandidarsi per ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, è stata quindi una scelta totalmente sbagliata e controproducente fin dall’inizio, perché lasciava prevedere un percorso poco rigoroso e poco attento alla sicurezza dei cittadini.

Timori che sono stati confermati con le modifiche apportate nel Decreto energia:

Purtroppo, nel nuovo decreto-legge energia bis, compaiono integrazioni quali: “eventuali aree autocandidate non presenti nella proposta di CNAI possano essere riconsiderate tenuto conto di vincoli territoriali nel frattempo decaduti o sostanzialmente modificati o per ragioni tecniche superabili con adeguate modifiche al progetto preliminare del Parco tecnologico”.

In conclusione il “Cigno Verde” chiede chiarezza una volta per tutte al ministro Gilberto Pichetto Fratin, con il presidente nazionale dell’associazione ambientalista, Stefano Ciafani, che avverte:

Il governo Meloni non faccia gli stessi gravi errori dell’esecutivo Berlusconi nel 2003. Il deposito serve, è sempre più urgente e si è perso già troppo tempo: va realizzato in uno dei 51 siti della CNAI, con un percorso trasparente e partecipato. Dobbiamo assolutamente evitare di ripetere gli errori del passato, come accaduto venti anni fa a Scanzano Ionico in Basilicata, dove la scelta è caduta dall’alto invece che essere frutto di una seria e attenta analisi tecnico scientifica e un’adeguata condivisione territoriale. L’autocandidatura deve essere valutata secondo gli stessi criteri che hanno caratterizzato gli altri 51 siti della CNAI, senza modifiche e sotterfugi. Altrimenti il rischio è di creare una nuova Scanzano che non ci possiamo più permettere.

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