Record di frane nelle Alpi francesi: estate da dimenticare
L’estate 2026 ha fatto registrare un record di frane nelle Alpi francesi, e il gran caldo ha provocato danni ingenti sia alle infrastrutture che agli ambienti naturali. La zona più colpita dai cedimenti è quella che si trova intorno al Monte Bianco: ecco quanto le temperature estreme stanno influendo sul declino del permafrost.
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Da mesi ormai non si fa che parlare delle temperature record di questa bollente estate 2026, delle sue ondate di calore estreme e dei danni che la crisi climatica ha portato sia in Europa che nel mondo. Tra le conseguenze più evidenti ci sono quelle che si stanno verificando in montagna a causa dello scioglimento dei ghiacciai e delle frane che ne derivano.
Ne sa qualcosa la Francia, che quest’anno ha registrato un vero e proprio record di frane sulle Alpi: 450 crolli di roccia solo nel massiccio del Monte Bianco dall’inizio dell’anno. Si tratta di un primato inquietante, che è destinato a superarsi considerando il caldo che ancora ci attende e le previsioni per i prossimi mesi.
Record di frane nelle Alpi francesi

Dall’inizio del 2026 sul solo massiccio del Monte Bianco si sono registrati 450 crolli. Si tratta di un primato tutt’altro che positivo e che vede protagonista la Francia, che mai come quest’anno sta toccando con mano gli effetti nefasti della crisi climatica. Il record precedente risale al 2022, quando si sono verificati 300 crolli di roccia: una differenza netta, soprattutto considerando che il caldo non è ancora finito. Quella che in passato era considerata come la stagione più sicura per l’alpinismo, è diventata oggi ad alto rischio. Come spiega Ludovic Ravanel, geomorfologo e direttore di ricerca al CNRS presso l’Edytem, si tratta di una situazione mai vista prima, e che è direttamente collegata al cambiamento climatico:
Qui abbiamo superato tranquillamente i 30-35 gradi e questo ha ovviamente effetti sui ghiacci e sul permafrost. E’ per questo che quest’anno registriamo dei record, ad esempio per il numero di instabilità delle pareti rocciose e di crolli lungo le pareti. Con queste fotografie copriamo quasi 200 anni di riscaldamento climatico. Confrontandole tra loro, riusciamo a individuare le cicatrici, cioè le zone di destabilizzazione delle pareti rocciose. Possiamo quantificarle in termini di volume. Abbiamo dimostrato che l’80-85% di queste cicatrici si è formata negli ultimi 2 o 3 decenni. Esiste quindi un rapporto molto chiaro tra il riscaldamento del clima e la destabilizzazione delle pareti rocciosi.
Gli effetti della crisi climatica

La causa principale degli episodi di canicola che stanno colpendo le Alpi francesi, sempre più frequenti e prolungati e in grado di indebolire la montagna anche molto in profondità, è la degradazione del permafrost. A giocare un ruolo importante nei crolli di roccia e nelle valanghe di roccia è anche il ritiro dei ghiacciai, poichè questi tendono a esercitare pressione sui versanti e a tenere insieme le pareti rocciose. Di conseguenza, se i ghiacciai perdono spessore, le pareti si alleggeriscono e diventano più instabili. Si tratta di una situazione di altissima allerta, che preoccupa sia dal punto di vista ambientale che da quello della sicurezza degli alpinisti. Nei mesi scorsi, infatti, non sono mancati gli incidenti:
- a luglio due turisti cechi sono rimasti vittime di un crollo di roccia sul Monte Bianco,
- ad agosto un uomo ha perso la vita in un episodio simile.
Attualmente gli esperti e le autorità locali non sembrano voler vietare l’accesso alla montagna, ma raccomandano la massima prudenza agli alpinisti. I crolli potrebbero essere ancora numerosi nei prossimi mesi, ed è bene non sottovalutare la montagna.