Crolla la Cima Falkner: addio a un gigante delle Dolomiti
Crolli di roccia nelle Dolomiti di Brenta generano nuove preoccupazioni sullo stato del permafrost e sulla stabilità delle montagne.

Uno dei più importanti simboli delle Dolomiti di Brenta, la Cima Falkner, è in pericolo. La maestosa vetta che si slancia oltre i 3.000 metri ha recentemente subito crolli di roccia che generano non poche preoccupazioni. Il gruppo montuoso, patrimonio dell’umanità UNESCO, è, in effetti, tra gli ecosistemi più vulnerabili di tutta Europa e la sua scomparsa sarebbe una perdita terribile per il suo valore geologico, ecologico e paesaggistico.
Questi crolli improvvisi hanno interessato entrambi i versanti della montagna, mettendo a rischio sia la popolazione locale che gli escursionisti che frequentano spesso i sentieri. La Protezione Civile e il Servizio Geologico si sono attivati immediatamente per le operazioni di evacuazione e per coordinare le operazioni di monitoraggio e la chiusura dei sentieri.
Il recente avvenimento ci fa comprendere quanto sia urgente un intervento sulla sicurezza in montagna, specialmente nella condizione in cui verte lo stato attuale del clima. Il cambiamento climatico è una forte minaccia per il paesaggio montano e solo adesso ce ne stiamo rendendo effettivamente conto.
Le ragioni sono nel permafrost e nel suo declino

Ma come fa a staccarsi materiale roccioso dalla montagna? E cosa c’entra il cambiamento climatico?
Per rispondere a queste due domande, dobbiamo parlare del permafrost. Si tratta di uno strato di terreno e roccia costantemente congelato (appunto perma-frost). La sua funzione è quella di tenere insieme la struttura della montagna. Viene da sé che con l’aumento delle temperature causate dal cambiamento climatico è in atto un degrado del permafrost, rendendo instabili le montagne. Lo scioglimento del permafrost sta generando voragini nella roccia, instabilità e frequenti crolli in gran parte della catena alpina. Ed è proprio questo che è accaduto alla Cima Falkner.
Utilizzando tecnologie avanzate, tra cui GPS differenziali, scanner 3D e droni, gli esperti hanno mappato la situazione per fornire dati ai centri operativi. Inoltre, per prevenire altri eventi catastrofici gli studiosi utilizzano sensori acustici, inclinometri e l’intelligenza artificiale. Ma, purtroppo, tutte queste misure di sicurezza non bastano a fronte del rapido declino del permafrost in montagna.
Non solo ambiente: la fragilità della montagna colpisce anche l’economia locale

E come se non bastasse, oltre alle preoccupazioni per l’ecosistema, non bisogna dimenticare le ricadute economiche e sociali legate a questi crolli. Le comunità locali dipendono fortemente dal turismo di montagna sulle Dolomiti, specialmente in estate. Infatti, le chiusure temporanee dei sentieri da trekking, dei rifugi e degli impianti di risalita stanno già generando gravi perdite economiche per gli abitanti del posto.
Per far fronte a questo problema, le amministrazioni locali si stanno attivando per promuovere campagne d’informazione e sensibilizzazione sui rischi naturali e sul rispetto della montagna. In più, stanno lavorando allo sviluppo del cosiddetto “slow tourism”, ovvero di un turismo più sostenibile e rispettoso dell’ambiente. È fondamentale avere queste accortezze alla luce dei recenti crolli: la montagna è un ambiente fragile ma preziosissimo e abbiamo tutti il dovere di non peggiorare la già delicata situazione.