Inquinamento: dall’ISIN la mappa aggiornata dei rifiuti radioattivi in Italia

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Nell’ultimo Inventario l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione ha aggiornato la mappa geografica che riguarda i rifiuti radioattivi in Italia.

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Photo by distelAPPArath – Pixabay

Se c’è una cosa che la Storia ci ha insegnato a caro prezzo è il fatto che in materia di nucleare non bisogna scherzare con il fuoco. Mentre in Paesi come la Germania si procede allo smantellamento degli ultimi reattori attivi,  l’attuale Governo italiano cerca invece di spingere in direzione opposta, con il vicepremier Matteo Salvini che recentemente ha espresso il desiderio di veder sorgere una centrale nella “sua” Milano.

Non sappiamo come andrà a finire ma una cosa è certa: nucleare e sicurezza devono essere legati indissolubilmente tra di loro.

A questo proposito è fondamentale una perfetta e rigorosa gestione dei rifiuti radioattivi. In Italia a monitorare attentamente la situazione ci pensa l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN). Dall’ultimo Inventario dell’Ispettorato, che contiene i dati aggiornati al 31 dicembre 2022, sono emersi degli elementi interessanti.

Lo scopo dell’Inventario dell’ISIN

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Photo by jplenio – Pixabay

Per la prima volta l’Inventario è stato realizzato grazie ai dati che gli operatori che effettuano attività di gestione di rifiuti radioattivi, hanno trasmesso all’ISIN attraverso il Sistema Tracciabilità Rifiuti Materiali e Sorgenti (STRIMS), una piattaforma divenuta operativa a febbraio 2022.

Le finalità del report annuale sono diverse. Innanzitutto i dati raccolti costituiscono un supporto fondamentale alle attività istruttorie e di vigilanza. In questa maniera, inoltre, l’Ispettorato può assolvere ai compiti attribuiti dall’art. 4 del Decreto Legge n. 314/2003, convertito con modificazioni dalla Legge n. 368/2003, di:

predisporre una stima di inventario radiometrico dei siti sulla base del quale, valutata la pericolosità dei rifiuti, viene avanzata la proposta di ripartizione del contributo annuale da assegnare, come misure di compensazione territoriale, a favore delle comunità locali che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare.

In più, all’interno dello stesso Rapporto, l’ISIN sottolinea come i dati vengano anche utilizzati per:

  • La base dei dati che l’Ispettorato fornisce al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ai fini dell’aggiornamento triennale del Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi;
  • La predisposizione, ai sensi dell’art.105, comma 4, del D.Lgs n. 101/2020, della relazione sull’attuazione della Direttiva 2011/70/Euratom da trasmettere alla Commissione europea;
  • La predisposizione dei Rapporti Nazionali richiesti dalla Convenzione Congiunta sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e sulla sicurezza della gestione dei rifiuti radioattivi (Joint Convention, adottata a Vienna il 5 settembre 1997);
  • Il contributo nazionale allo Spent Fuel and Radioactive Waste Information System dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA).

La mappa geografica dei rifiuti radioattivi in Italia

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Photo by jessebridgewater – Pixabay

Dall’Inventario emerge una diminuzione dei rifiuti radioattivi stoccati in Italia equivalente a 653,4 metri cubi in meno. Nello stesso tempo, però, viene anche evidenziato come questo calo non scaturisca da una produzione inferiore di rifiuti derivanti dalle attività mediche e industriali ma bensì dal potenziamento delle attività di trattamento e condizionamento.

Dal punto di vista geografico, prendendo in considerazione i territori che detengono la maggiore quantità di rifiuti radioattivi, il Lazio conferma la propria leadership con oltre il 30% del totale a livello nazionale. La seconda in classifica è la Lombardia con 6.462 m3, equivalenti al 20,74%. A seguire rispettivamente Piemonte (5.923 m3, 19,01% totali), Basilicata (3.857 m3, 12,38%), Campania (2.495 m3, 8,01%), Emilia Romagna (1.167 m3, 3,74%) e Toscana (1.038 m3, 3,33%). Chiude la graduatoria la Puglia con 625 m3 di rifiuti radioattivi, pari al 2,01%.

Le aree del Paese che fanno segnare una crescita dei rifiuti radioattivi sono in particolare la Lombardia (+ 352 m3), il Piemonte (+ 99 m3), la Basilicata (+ 25 m3), la Campania (+ 5 m3) e la Toscana (+ 4 m3). Segno meno invece per l’Emilia Romagna, che fa registrare un calo di 713 metri cubi,  e per il Lazio che diminuisce di 435 m3.

Prendendo invece in esame  i livelli di radioattività complessivi che provengono dai volumi stoccati, al primo posto c’è il Piemonte con 1.977.410 GBq (giga becquerel), equivalenti al 72,53% del totale nazionale. Seconda piazza per la Campania (346.897 GBq, 12,72% del totale), seguita da Basilicata (239.233 GBq, 8,77%), Lombardia (99.411 GBq, 3,65%), Lazio (56.492 GBq, 2,07%), Toscana (6.771 GBq, 0,25%), Emilia Romagna (133 GBq) e Puglia (7 GBq).

Mappa dei rifiuti radioattivi in Italia: foto e immagini