Piano Casa, ora è legge: cosa cambia davvero per cittadini e famiglie

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Erika Fameli
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Il Piano Casa è ufficialmente legge: il Senato ha votato la fiducia al governo con 106 sì, 62 no e 2 astensioni. I prossimi step per il decreto-legge n.66 del 7 maggio 2026 saranno la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e i successivi decreti attuativi. Cosa ci si deve aspettare, però, nel concreto?

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Il Senato ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge n.66 del 7 maggio 2026, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa. Come è ormai ben noto, si tratta di un provvedimento che intende fronteggiare l’emergenza abitativa attraverso diverse azioni. Lo scorso 23 giugno il testo aveva ottenuto il via libera dalla Camera con diverse modifiche rispetto alla bozza originaria, le quali riguardavano:

  • lo stop ai fondi esteri,
  • il rifinanziamento del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede;
  • l’accesso agli immobili a canone calmierato allargato ai dipendenti pubblici.

Arrivati a questo punto, quindi, il Piano Casa è ufficialmente legge, e i prossimi step riguardano solamente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e i decreti attuativi.

Il Piano Casa è ufficialmente legge

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Dopo le tante discussioni e modifiche, il testo approvato dal Senato prevede il recupero del patrimonio pubblico esistente, il riuso di immobili pubblici inutilizzati, il Fondo Housing Coesione e programmi di edilizia integrata con il coinvolgimento di capitali privati. Dopo il passaggio alla Camera, il provvedimento estende l’accesso agli immobili a canone calmierato anche ai dipendenti pubblici (insegnanti, membri delle forze dell’ordine e personale sanitario), e approva l’assegnazione di fondi dedicati alla riqualificazione degli immobili inagibili ai Comuni e agli enti locali. La stima per questo scopo è di circa 7 miliardi di euro, comprendenti i fondi per la rigenerazione urbana, pari a 4,3 miliardi nel periodo che va dal 2027 al 2034.

Una novità importante, di cui finora non si era parlato, riguarda le persone con disabilità permanente grave e i nuclei familiari con un componente convivente con disabilità grave, i quali avranno priorità nell’accesso al Fondo di garanzia per la prima casa. Inoltre, il testo ufficiale prevede il rifinanziamento del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede pari a 8,5 milioni di euro nel 2026. Le risorse sono destinate agli studenti universitari il cui nucleo familiare rientra in un indice della situazione economica equivalente non superiore a 20.000 euro, e che non usufruiscono di altri contributi pubblici per l’alloggio.

Case popolari ed edilizia integrata

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Altro capitolo importante è quello sul riscatto degli alloggi Erp, per cui la Camera ha confermato il diritto di opzione per l’acquisto in favore dell’assegnatario non moroso, purchè non sia già proprietario di un altro immobile, rinviando però ad uno specifico provvedimento per quanto riguarda la destinazione dei proventi derivanti dalle vendite. Per quanto riguarda invece l’edilizia integrata, il provvedimento consente ai soggetti privati di partecipare agli investimenti, ma con determinati criteri: una capacità economica e finanziaria adeguata, esperienza documentata e impegno formale a mantenere la destinazione convenzionata degli immobili per tutto il periodo del vincolo.

Dal punto di vista delle destinazioni miste, invece, la quota minima da rispettare è del 70%, da calcolare unicamente sulla parte residenziale dell’investimento: restano fuori dal conteggio attività commerciali, strutture ricettive o altre destinazioni non residenziali. Infine, ci sono le case popolari. Il programma straordinario di interventi di recupero e di manutenzione rappresenta uno dei punti cardine del provvedimento, così come l’edilizia convenzionata, per cui è prevista l’attivazione di investimenti privati con l’obiettivo prioritario di costruire alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati.

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