Come usare i fringe benefit per pagare le rate del mutuo
In pochi sanno che è possibile risparmiare sul mutuo grazie ai fringe benefit, ma questo strumento di welfare aziendale permette di ricevere un aiuto dal datore di lavoro per pagare le rate. Ecco come funziona, chi può richiedere questo servizio e quali sono i limiti per il 2026.
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Molti italiani hanno a che fare con il mutuo e il pagamento delle sue rate. Questa è una delle voci di spesa più ricorrenti nei bilanci familiari, e anche una di quelle che influisce maggiormente sul budget mensile. Per questo, conoscere tutti i modi per riuscire a ridurla è fondamentale per arrivare a fine mese senza il fiato corto. Un metodo che conoscono in pochi riguarda l’utilizzo dei fringe benefit, strumenti di welfare aziendale che il datore di lavoro decide di offrire ai propri dipendenti oltre allo stipendio standard.
Si tratta di vantaggi di tipo economico che in alcuni casi godono persino dei vantaggi fiscali, e che possono assumere diverse forme:
- riconoscimenti in denaro,
- beni,
- servizi,
- rimborsi.
Ecco come sfruttarli per risparmiare sul mutuo di casa, e far sì che a pagare gli interessi passivi sia il datore di lavoro.
Risparmiare sul mutuo grazie ai fringe benefit

Come anticipato, i fringe benefit sono vantaggi economici che il datore di lavoro concede ai propri dipendenti. Di conseguenza, non sono un diritto per tutti, ma una fortuna di alcuni. Rientrano infatti nella categoria degli strumenti di welfare aziendale e sempre più datori di lavori li utilizzano per integrare la retribuzione, senza però aumentare il costo del lavoro. Ne sono un esempio le auto aziendali ad uso promiscuo, i buoni carburante, le assicurazioni sanitarie, i contributi per l’affitto e anche il rimborso degli interessi sul mutuo prima casa.
I fringe benefit, quindi, si possono usare anche per pagare di meno la rata mensile del mutuo. In particolare, sono considerati aiuti concessi al lavoratore dal suo datore di lavoro il quale contribuisce alla spesa in modo diretto o indiretto. A livello pratico l’azienda rimborsa gli interessi passivi che il lavoratore paga per il mutuo sulla prima casa. Si tratta di una possibilità che rientra tra i benefit non monetari previsti dalla normativa fiscale italiana e che si riconosce tramite piani di welfare aziendale o accordi individuali tra il lavoratore e il datore di lavoro.
Come funziona la pratica

Sia che si tratti di mutuo che di affitto, a livello pratico il dipendente deve anticipare la spesa e poi presentare la documentazione (atto di mutuo, piano di ammortamento, quietanze della banca, ecc.) al datore di lavoro, ottenendo il rimborso o direttamente in busta paga, oppure tramite specifiche piattaforme di welfare. E’ utile sapere che si può ottenere il rimborso anche se il finanziamento è intestato ad un familiare (coniuge o familiare a carico), a patto che la casa sia l’abitazione principale del lavoratore.
Ai fini fiscali, il limite di esenzione è fissato a 1.000 euro annui per la maggior parte dei dipendenti, e a 2.000 euro per chi ha figli a carico. Se il valore dei fringe benefit supera questi limiti, l’intero importo diventa tassabile e contributivo. Inoltre, se si usufruisce del rimborso degli interessi tramite fringe benefit, non si può ottenere la detrazione fiscale del 19% in dichiarazione dei redditi. Si tratta di un’opportunità da cogliere al volo, se si lavora in un’azienda che mette a disposizione dei propri dipendenti questo tipo di strumenti, soprattutto nei primi anni di mutuo, quando gli interessi sono più alti rispetto.