Ultra-fast fashion: la Francia dice basta con una legge storica

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Erika Fameli
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La Francia diventa pioniera contro l’ultra-fast fashion: il Senato ha approvato senza modifiche una legge che limita la moda ultra usa e getta e ha indetto lo stop alla pubblicità per i marchi più inquinanti, con sanzioni crescenti. Ecco come stanno le cose: si tratta di una svolta storica.

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Il 29 giugno 2026 è una data storica per la lotta alla moda ultra usa e getta in Europa: la Francia è il primo paese ad approvare una legge che limita il fenomeno e applica restrizioni severe ai marchi più inquinanti. Si tratta di una legge che rende la Francia una vera e propria pioniera nella lotta contro colossi come Shein e Temu, che hanno fatto dell’usa e getta la loro bandiera e che dietro ai prezzi stracciati che si vedono online nascondono prezzi reali decisamente più alti, soprattutto in termini ambientali.

Ecco cosa prevede la legge, quali sono le sanzioni previste per chi non la rispetta, e come intende cambiare l’approccio ai grandi siti di e-commerce.

Ultra-fast fashion

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La moda ultra-espressa, o ultra-fast fashion che dir si voglia, è un fenomeno dilagante, che da tempo si cerca di arginare e definire dal punto di vista giuridico. La legge francese di recente approvazione stabilisce due criteri cumulativi per identificarla:

  • la quantità di novità messe online con grande frequenza;
  • il basso incentivo alla riparazione, attraverso prezzi talmente bassi da risultare più convenienti rispetto alle riparazioni.

Con questi parametri, giganti come Shein, Temu e Aliexpress entrano ufficialmente nel mirino della Francia. L’obiettivo è regolare maggiormente il settore e impedire che le tradizionali catene di moda europee, come Kiabi, Zara o H&M, vengano colpite da restrizioni che non le riguardano. Il settore tessile, infatti, è responsabile di quasi il 10% delle emissioni mondiali di gas serra e la moda ultra-espressa ha saturato il mercato francese. Con questa legge il legislatore intende intervenire direttamente sul prezzo, sulla visibilità online e sulla distribuzione dei capi usa e getta per tentare di limitare la diffusione di capi sempre nuovi a scapito della circolarità e delle riparazioni.

La nuova legge francese

Si è concluso il 29 giugno scorso il lunghissimo iter parlamentare, che per due anni e mezzo ha tenuto banco negli ambienti governativi. Il Senato francese ha infatti approvato quasi all’unanimità la versione definitiva della proposta di legge contro l’ultra-fast fashion, che si basa sul principio del “chi inquina paga”: i marchi di ultra-fast fashion dovranno versare penalità per ogni prodotto venduto, in funzione del loro impatto ambientale. Di conseguenza, più un capo è inquinante, più alta è la contribuzione che l’azienda deve versare (la penalità non può comunque superare il 50% del prezzo di vendita del prodotto al netto delle imposte). Le somme raccolte serviranno poi a finanziare il riciclo e la riparazione dei vestiti e a sostenere i marchi che, invece, sono più rispettosi dell’ambiente.

Inoltre, le piattaforme dovranno mostrare messaggi di sensibilizzazione sulla sobrietà dei consumi, sul riuso e sul riciclo dei capi attraverso avvisi sull’impatto ambientale dei prodotti che intendono acquistare, in fase di conferma del carrello. Infine, sarà vietata ogni forma di pubblicità per la moda ultra-espressa in Francia, così come le promozioni realizzate sui social network: gli influencer che ignoreranno il divieto rischiano multe fino a 1.000 euro. L’auspicio è che, così facendo, i consumatori scelgano più spesso marchi responsabili, contribuendo in prima persona alla riduzione del fenomeno in favore di imprese locali, artigiani, sarti e negozi di second hand.

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