Second hand in Italia: i dati del Rapporto Nazionale 2024
Second hand e vintage: il rapporto nazionale sul riutilizzo dei beni dimostra l’aumento dell’interesse verso questa buona pratica.

Nella società capitalista in cui viviamo oggi, l’acquisto di nuovi oggetti è sempre più all’ordine del giorno. Bombardati come siamo da pubblicità non solo in televisione, ma anche sui social, siamo sempre più spinti verso l’acquisto delle ultime novità, abbandonando articoli che sono ancora funzionanti. Oltre ad essere uno spreco di denaro, è anche una pratica dannosa per l’ambiente.
Per questo, rimettere in vendita ciò che non si usa più è un gesto che fa bene all’ambiente e alle nostre tasche. Ma non solo. L’acquisto di articoli usati è, allo stesso modo, un’azione altrettanto virtuosa. E molti italiani l’hanno già capito.
Infatti, secondo il rapporto nazionale 2024 pubblicato dall’Osservatorio sul Riutilizzo, solo nel 2021 i beni coinvolti nel riutilizzo sono stati circa 232 mila tonnellate. E questo numero rappresenta solo una parte, quella tracciata dagli operatori.
Sì, perché quello del riutilizzo non è ancora un settore con norme ben precise. Ma qualcosa si sta muovendo.
La regolazione del settore del riutilizzo

Secondo quanto afferma il rapporto, l’Europa sta facendo i primi passi per implementare un regime di Economia Circolare attraverso una riforma. L’obiettivo è quello di prolungare il ciclo di vita dei prodotti e delle materie prime
mediante la progettazione ecocompatibile dei prodotti e la prevenzione e recupero dei rifiuti (includendo quindi anche, e in via prioritaria, il Riutilizzo e la Preparazione per il Riutilizzo).
Si parla di un’evoluzione che bisogna regolamentare. Come spiega il rapporto, molto dipenderà anche dalle modifiche alla direttiva 98/2008 sui rifiuti, su cui si basano le leggi sui rifiuti degli stati membri.
Nel report, viene anche discusso il Decreto Ministeriale sulla preparazione dei beni per il riutilizzo. Il D.M. definisce quattro punti importanti:
- le modalità operative ed i requisiti minimi di qualificazione degli operatori addetti alla preparazione per il riutilizzo dei rifiuti;
- le dotazioni tecniche e strumentali necessarie;
- le quantità massime impiegabili, la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti;
- le specifiche condizioni requisite affinché i rifiuti possano essere sottoposti alle operazioni di preparazione per il riutilizzo.
I dati del rapporto: quali beni second hand acquistano gli italiani?

L’analisi riportata nel report è il risultato di un lavoro compiuto da ISPRA e Rete ONU. Grazie a questa operazione congiunta, basata sul comparto più formalizzato, ovvero i negozi dell’usato, sono stati presentati i numeri delle tipologie di beni second hand acquistati nel 2021.
Primeggia tra tutti la vendita di mobili usati. Gli articoli venduti sono stati ben 119.067 tonnellate, corrispondente a circa il 52% del totale dei beni second hand (231.714 tonnellate).
Al secondo posto, ci sono apparecchi elettrici ed elettronici, con circa il 27% di vendite (63.434 tonnellate). Infine, ci sono oggetti di natura tessile con appena il 6% e 13.933 tonnellate di articoli venduti. Per quanto riguarda il restante 15%, ci sono oggetti di varia natura. Il totale di vendite di questi ultimi ammonta a 35.280 tonnellate.
Il Direttore del Comitato Scientifico di Rete ONU Pietro Luppi ha affermato che
I dati presentati da ISPRA sono importantissimi, perché offrono per la prima volta a livello ufficiale un dimensionamento del fenomeno che è basato sull’economia reale del settore.