Specie a rischio estinzione: cresce la lista Rossa
Aumenta il numero delle specie a rischio estinzione negli ecosistemi di acqua dolce. Un dato allarmante che conferma la necessità di azioni concrete per la conservazione.

In un momento storico in cui cambiamento climatico ed eventi climatici estremi sono all’ordine del giorno, non mancano di certo le notizie sulle specie a rischio estinzione. Il cambio della temperatura, e la conseguente alterazione degli ecosistemi, mette a dura prova diverse specie, non ultime quelle tipiche dei bacini di acqua dolce.
Questi ecosistemi sono di per sé molto delicati e fragili, coprendo solo l’1% della superficie terrestre ma ospitando il 10% delle specie conosciute sulla terra. Inoltre, gli ambienti di acqua dolce, sono essenziali per la raccolta di acqua potabile, il controllo delle inondazioni, la mitigazione dei cambiamenti climatici e i mezzi di sussistenza di miliardi di persone.
Eppure, nonostante questo rilievo, il 24% delle specie che vivono esclusivamente in ambienti di acqua dolce è a rischio estinzione. A dichiararlo è la Lista Rossa rilasciata dallo IUCN.
Specie a rischio estinzione: criticità per i sistemi di acqua dolce

Secondo la Lista Rossa dello IUCN, sono 4294 su 23496 le speci di acqua dolce considerate a rischio estinzione. Nella classifica rientrano il 30% crostacei, nello specifico gamberi, gamberetti e granchi che vivono solo in questi ecosistemi, il 26% delle specie di pesci di acqua dolce e il 16% delle libellule. Un quadro che desta non poche preoccupazioni.
I bacini di acqua dolce, con le loro specie, sono una fonte essenziale nell’ecosistema globale, ma i recenti cambiamenti climatici influiscono sempre più in modo negativo, mettendo a rischio non solo gli stessi, ma anche le specie che li abitano. In particolare le aree che ospitano concentrazioni più elevate sono quelle più a rischio. Parliamo del Lago Vittoria, il Lago Titicaca, la zona umida dello Sti Lanka e i Ghati occidentali.
Anche i sistemi idrici sotterranei sono minacciati, come nel caso del gambero daisy burrowing, il cui nome scientifico è Fallicambrarus jeanae, in Arkansas, classificato come vulnerabile.
Le principali cause e la necessità di intervento

Il rapporto consegnato dallo IUCN non si limita ad analizzare il numero di specie a rischio, ma anche le cause della loro vulnerabilità. L’inquinamento agricolo e forestale è una delle prime problematiche, il più grande contributore al declino delle specie minacciate. La contaminazione da acidi, oli, ceneri di incendi illegali e mercurio da miniere di oro non autorizzate mettere a rischio più della metà delle specie vulnerabili.
Anche la conversione dei territorio e l’estrazione idrica contribuisce alla diminuzione degli habitat naturali e al declino delle specie, come accade anche nel caso delle dighe. L’innalzamento delle temperature, poi, comporta l’aumento di specie invasive in diverse zone, con la conseguente estinzione di specie autoctone come la carpa Squalius palaciosi, dichiarata estinta in Spagna.
E quindi necessario un cambiamento nella gestione globale delle risorse idriche, con approcci integrati che considerano sia la biodiversità che il benessere umano sono fondamentali. Trovare soluzioni basate sulla natura è il primo passo per aiutare a bilanciare sviluppo, biodiversità e necessità umane, ma servono regolamentazioni più rigorose e un maggiore coinvolgimento di stakeholder, come le comunità locali, sviluppatori di infrastrutture e gestori delle risorse naturali.
Specie a rischio estinzione: immagini e foto
Secondo la recente Lista Rossa IUCN, il futuro delle specie d’acqua dolce è fortemente minacciato dalle attività umane. Per invertire la tendenza, sono essenziali cambiamenti radicali nella gestione delle risorse, approcci sostenibili e una maggiore consapevolezza globale sui rischi per la biodiversità d’acqua dolce.