Specie marine invasive: entro il 2050 cambieranno l’ecosistema del Mediterraneo
Il problema delle specie marine invasive non è certo nuovo per il Mediterraneo, ma secondo le stime potrebbe peggiorare prima del previsto. Se il caldo sempre più forte annullasse la barriera con l’Atlantico ci troveremo a dover affrontare un cambio di ecosistema.
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Sono già anni che si sente parlare di invasione delle specie più tropicali, che si tratti di zanzare, vespe o anche granchi, come il famoso granchio blu che negli ultimi anni ha fatto tanto parlare.
Se a livello atmosferico ci stiamo gradualmente abituando, complice l’impossibilità impellente di migliorare la situazione, il mare del Mediterraneo sembrava essere fin ora immune. Eppure arrivano alcuni dati pronti a confutare il tutto.
Se l’andamento climatico attuale non andrà migliorando dovremo aspettarci un cambio di rotta anche tra le specie marine, che si ritroveranno invase da quelle oceaniche tropicali a causa dell’annullamento della barriera a ora esistente.
Specie marine invasive: lo stretto di Gibilterra sarà il canale di ingresso

A ora tutto ciò che ha consentito di preservare l’ecosistema marino del Mediterraneo è quello che viene definito fattore del “Upwelling”, ovvero una “barriera” di acqua fredda al largo dell’Africa nordoccidentale impedisce alle specie marine tropicali di attraversare lo stretto di Gibilterra. Tuttavia, con il persistere del cambiamento climatico, questa barriera si indebolirà, consentendo alle specie invasive di entrare nel Mediterraneo.
A dirlo è lo studio pubblicato su PNAS e coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, predicendo che entro i prossimi 25 anni, le specie marine tropicali dell’Atlantico potrebbero superare la barriera di acqua fredda nello stretto di Gibilterra e invadere il Mediterraneo.
Il tempo entro il quale questo potrebbe accadere varia in base all’aumento delle temperature, ma di certo non si annulla. Anche con un aumento moderato delle emissioni, le specie tropicali potrebbero colonizzare il Mediterraneo entro il 2100. Tuttavia, nel caso di un aumento più estremo delle emissioni, questa colonizzazione potrebbe avvenire molto prima e con maggiori conseguenze.
La ricerca si basa non solo sui dati raccolti, ma anche sullo studio di alcuni fossili rivenuti nella zona mediterranea e appartenenti a specie marine atlantiche risalenti all’ultimo periodo interglaciale, circa 135.000-116.000 anni fa, quando le temperature erano più elevate di oggi. Questo periodo è infatti quello che ci fornisce indicazioni maggiori su come gli ecosistemi potrebbero cambiare nei prossimi decenni.
Concentrandosi sui molluschi tropicali il cui areale attuale si trova al largo dell’Africa occidentale, i ricercatori hanno notato come, in condizioni climatiche leggermente più calde di quelle attuali, queste specie siano riuscite a penetrare nel Mediterraneo durante l’ultimo periodo interglaciale.
Le implicazioni dell’invasione

L’arrivo del granchio blu ci ha già dato un assaggio di ciò che potrebbe accadere nel casi dell’arrivo di specie marine invasive nel Mediterraneo. Queste si andrebbero infatti ad aggiungere a quelle già presenti derivanti dall’invasione indo-pacifica in corso attraverso il Canale di Suez, trasformando irreversibilmente l’intero Mediterraneo in un nuovo ecosistema.
Ciò porterebbe conseguenze significative ecologiche, con il rischio di estinzione di specie a oggi presenti nel nostro mare, ma anche socioeconomiche rilevanti per tutta la regione, che vede molti paesi dipendenti proprio dalla pesca in questo mare.
Specie marine invasive: immagini e foto
Il mar Mediterraneo è sempre più esposto ai rischi di invasione da parte di specie tropicali. Si stima che nei prossimi anni, a causa dell’andamento climatico, entreranno dall’Atlantico nuove specie in grado di modificare completamente tutto l’ecosistema a oggi esistente.
