Pioggia nel deserto prodotta da pannelli solari: l’ambizioso progetto
Uno studio di matrice tedesca ha scoperto la possibilità di produrre la pioggia artificialmente attraverso l’utilizzo di pannelli solari dotati di un colore tendente al nero.
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I pannelli solari potrebbero essere utilizzati anche per portare la pioggia nelle zone più aride del Pianeta. E’ questo quanto emerge da un innovativo studio condotto in Germania e pubblicato sulla rivista scientifica Earth System Dynamics.
Pioggia artificiale nel deserto grazie ai pannelli solari: l’ambizioso progetto

Gli innumerevoli progressi compiuti da scienza e tecnologia ci hanno insegnato che non bisogna più sorprendersi di nulla. Infatti, anche ciò che all’apparenza sembra impossibile può diventare parte integrante della vita quotidiana. Proprio in questa direzione, un team di ricercatori guidati da Oliver Branch, climatologo dell’Università tedesca di Hohenheim, ha immaginato un’infinita distesa di pannelli solari installati per rifornire d’acqua quelle aree del mondo costantemente in lotta contro la siccità.
Ma come si è potuti arrivare a un’idea dal carattere così spiccatamente utopistico? Innanzitutto c’è da dire che Branch lavora ormai da diverso tempo in un campo innovativo, che analizza i possibili effetti degli impianti di energia rinnovabile sul clima, modificando i modelli meteorologici regionali.
In sostanza, l’ipotesi rivoluzionaria del gruppo di ricercatori, è che il calore generato da migliaia di pannelli solari scuri, o da quelle comunemente denominate “superfici nere artificiali” (ABS), sia in grado di far nascere delle correnti ascendenti che, in presenza delle opportune condizioni climatiche, potrebbero a loro volta dare origine a temporali.
Per capire quanto fosse realizzabile il progetto, è stato utilizzato un modello meteorologico prodotto negli Stati Uniti, così da poter esaminare i cambiamenti climatici della superficie terrestre, basandosi su centrali solari formate da pannelli molto scuri, capaci di “catturare” il 95% della luce, estese per almeno 15 km quadrati.
Quanto è realizzabile il progetto?

Branch e il suo team hanno quindi osservato che il calore assorbito in superficie dai pannelli, in contrapposizione alla sabbia riflettente che li circondava, era in grado di far incrementare notevolmente le correnti ascendenti che generano le nuvole. Una scoperta che rappresenta una vera e propria manna dal cielo per quei Paesi soggetti a stress idrico, come gli Emirati Arabi, finanziatori dello studio, che spesso ricorrono al cloud seeding per approvvigionarsi artificialmente di acqua.
Naturalmente il calore da solo non basta, perché anche se la superficie del deserto rispetto a una superficie ricoperta da pannelli solari è più riflettente, per formare le nubi serve essenzialmente il vapore acqueo, che nel caso dello studio negli Emirati Arabi, è quello proveniente dal Golfo Persico, dove le masse di vapore, grazie al vento, si possono trasferire all’interno della costa. Quindi il calore prodotto dai pannelli crea dei movimenti ascendenti, cioè l’aria calda sale e su questa s’innesta il vapore, quindi la condensazione per la formazione delle nubi. Il modello utilizzato, ha simulato la copertura del suolo desertico con pannelli dalle determinate condizioni riflettenti ed assorbenti della radiazione solare e da lì hanno desunto che si potessero formare queste nubi.
ha affermato a Repubblica Vincenzo Levizzani, dell’Istituto di Scienze Atmosferiche del Cnr di Bologna.
Il modello ha stimato che in un campo solare di 20 km quadrati le precipitazioni potrebbero addirittura aumentare di circa 600mila metri cubi. Prima di essere realizzato, però, il progetto dovrà fare i conti con dei limiti non indifferenti, come i costi di realizzazione elevati, l’impatto ambientale di una gigantesca installazione fotovoltaica e, soprattutto, il dover utilizzare dei materiali specifici per pannelli che, per raggiungere il proprio obiettivo, devono essere per forza dotati di un colore molto scuro.