In Pakistan arriva la pioggia artificiale per combattere l’inquinamento
Per combattere gli alti livelli di inquinamento anche il Pakistan ha deciso di ricorrere alla pioggia artificiale grazie al contributo degli Emirati Arabi Uniti.
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Per la prima volta il Pakistan ha utilizzato la pioggia artificiale per contrastare l’alta concentrazione di smog nella megalopoli di Lahore, una delle città più inquinate al mondo. Una pratica già sperimentata in diversi Paesi che però non convince una parte della comunità scientifica.
Il problema inquinamento in Pakistan

Negli ultimi anni il Pakistan sta vivendo una situazione drammatica a causa dell’inquinamento atmosferico. A contribuire al peggioramento delle condizioni dell’aria è stato un mix nocivo tra fumi di gasolio di bassa qualità derivanti da attività industriali, esalazioni tossiche prodotte dalle combustioni in ambito agricolo e temperature più rigide durante la stagione invernale. Il risultato conclusivo si è materializzato attraverso nuvole stagnanti di smog che imperversano nei cieli delle città.
Tra queste la più colpita è la megalopoli di Lahore, situata sul fiume Ravi, ai confini con l’India, e fulcro della provincia del Punjab. Una città dove 14 milioni di abitanti sono stati messi in ginocchio dagli effetti devastanti dell’emissioni velenose.
Misurando la concentrazione di PM 2,5, le famigerate polveri sottili estremamente pericolose per la salute dell’uomo, nell’aria della città, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti evidenziato come queste abbiano superato di ben 66 volte la soglia limite consentita.
L’esposizione prolungata a livelli così alti di inquinamento innalza in maniera significativa la percentuale di insorgenza di patologie gravi. Per difendersi dai potenziali danni le autorità locali sono corse ai ripari circa un mese fa, imponendo agli alunni delle scuole l’obbligo di indossare la mascherina in classe. Un provvedimento estremo, resosi necessario dalla contingenza della situazione. Una situazione che all’orizzonte diventa sempre più buia e desta preoccupazione in tutta la comunità internazionale.
In Pakistan arriva la pioggia artificiale contro l’inquinamento

Per questo motivo il governo del Punjab ha deciso in questi giorni di accelerare l’azione di contrasto all’alta concentrazione di smog, ricorrendo alla pioggia artificiale. La cosiddetta semina dalle nuvole è avvenuta grazie al contributo degli Emirati Arabi Uniti, che hanno fornito aerei e attrezzature necessarie.
Utilizzando questo sistema è possibile velocizzare il processo di condensazione dell’umidità nelle nuvole, irrorandole con particelle di sale, come lo ioduro d’argento o il cloruro, generando al loro interno la formazione di cristalli di ghiaccio in grado di favorire la comparsa della pioggia.
In questa maniera si possono aumentare le precipitazioni di una zona di circa il 15%, ma per far si che la tecnica funzioni è necessario che le condizioni atmosferiche siano adatte.
Al fine di ridurre l’alta concentrazione di smog, il cloud seeding, brevettato nel 1951 dal chimico americano Vincent Joseph Schaefer, è stato utilizzato in diversi luoghi del mondo, come, appunto, Emirati Arabi Uniti, Messico, Stati Uniti, India e, persino, Italia, dove, a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, furono condotti degli esperimenti in Puglia, Sicilia, Sardegna e Basilicata. La Cina ha sfruttato il metodo con successo soprattutto durante le Olimpiadi di Pechino del 2008.
Nel procedimento, però, esistono ancora delle incognite che preoccupano alcuni membri della comunità scientifica. Allo stato attuale, ad esempio, non ci sono le necessarie prove empiriche che quantificano in maniera esatta il miglioramento dell’indice dell’aria ottenuto attraverso la semina delle nuvole. Soprattutto sono ignoti i limiti che non si possono oltrepassare alterando i processi naturali e neanche i potenziali danni che una manipolazione del meteo potrebbe avere a lungo termine.