Mediterraneo in crisi: acciughe e molluschi sempre meno

Autore:
Domenico Papaccio
  • Giornalista
Tempo di lettura: 3 minuti

Le acciughe sono sempre meno, sempre più piccole. A nulla valgono le politiche di tutela. Come per i ricci di mare e altri molluschi, il Mare Nostrum è sempre più vicino a fare una strage, con una biodiversità man mano più povera e fragile. Climatic change sempre più vorace sul vecchio continente.

Acciughe
Photo by Engin_Akyurt – Pixabay

Mediterraneo deserto

Il Mare Nostrum, il Mar Mediterraneo si sta spopolando progressivamente. Un processo che appare sempre più inevitabilmente correlato alle conseguenze climatiche. I fenomeni legati al climatic change stanno influenzando drasticamente sulla sua fauna. Un iter che vede vanificarsi le numerose iniziative e progetti di tutela che dai cetacei alle tartarughe, fino ai molluschi ha visto fare spazio anche a nuove specie di animali marini.

Un esito nefasto che dopo le ultime indagini correlate all’ecatombe attorno alle coste salentine e pugliesi riguardo al riccio di mare, sta arricchendo la lista delle sue vittime con una new entry. Un dato che mette seriamente a rischio la già ridotta percentuale di pesci e affini che sta abbandonando le acque del Mar Mediterraneo.

Acciughe a rischio

Acciughe
Photo by Contessascalza – Pixabay

Una nuova emergenza sta toccando il Mare Nostrum, quella legata alle acciughe. Una specie che ha sempre fatto capolinea nella nostra gastronomia sta lasciando le acque mediterranee a causa dei cambiamenti climatici.

L’innalzamento dei livelli del mare con annessa salinazione, si lega all’aumento delle temperature sempre più fuori controllo. Fattori che spingono le acciughe a spostarsi nella direzione delle acque più fresche. A incidere è anche la riduzione progressiva delle correnti marine, fattore che va a ridurre il loro nutrimento. In sintesi questi pesci tendono a cercare altri posti dove procacciarsi il necessario fabbisogno alimentare, dato che incide anche sulla costituzione dell’animale stesso.

Si stima che negli ultimi anni, secondo Confcooperative – Fedagripesca le acciughe sono sempre meno ma anche più piccole rispetto al passato, una prova ulteriore della mancanza di elementi nutritivi nel Mediterraneo. Uno degli effetti del cambiamento climatico è la costante minaccia sul motore biologico del Mediterraneo, portando ad una diminuzione dell’upwelling.

Stiamo parlando di un processo vitale di correnti che porta in superficie quelle acque profonde, fredde e ricche di nutrienti, paragonabile ad un fertilizzante naturale che alimenta il fitoplancton, alla base di ogni catena alimentare marina. Proprio la decrescita dell’upwelling dal Mediterraneo sta portando altrove le acciughe, alici e sarde ma non solo.

Nuove presenze nel Mediterraneo

Granchi, Blu
Photo by Engel9 – Pixabay

La decrescita dell’upwelling nel Mediterraneo attualmente sarebbe meno intenso ma pericoloso. Infatti si osserva come per adesso il fenomeno si concentra in aree specifiche, paragonabili a dei veri e propri “hotspot” di produttività marina. Si segnalano tra questi siti costieri e marittimi che ci interessano prettamente da vicino, come lo Stretto di Messina, Carloforte in Sardegna, la costa adriatica orientale e il Canale di Sicilia.

A fare leva inoltre come ricorda l’ente ittico è anche l’approdo di nuove specie aliene che già si vedono nelle nostre acque come granchi blu, pesci palla, polpi e altre specie che trovano vigore dalla spinta dei cambiamenti climatici.  Un fenomeno che infatti nell’arco di un ventennio potrebbe portare al subentro di queste con disastrose ricadute su ecosistemi ed economie, oltre che sulla nostra alimentazione.

Potrebbe interessarti Bilocale in stile mediterraneo

Le acciughe: foto e immagini