L’urina diventa oro per l’agricoltura: la rivoluzione green che nessuno si aspettava

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Erika Fameli
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Tempo di lettura: 5 minuti

Grazie all’idea di VunaNexus l’urina diventa un fertilizzante, e passa dall’essere uno dei rifiuti più ignorati e inquinanti ad una risorsa preziosissima per il settore agricolo. Ecco come funziona questa innovazione, e come può aiutare a ridurre l’impatto dell’urina sul pianeta.

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Fertilizzante
Photo by Jing – Pixabay

C’è una cosa che tutti producono, ma di cui non si parla affatto, almeno dal punto di vista del suo impatto sull’ambiente: la pipì. L’urina è a tutti gli effetti un rifiuto, ma spesso non si considera minimamente in questa categoria, nonostante sia anche molto inquinante. Sebbene rappresenti solo l’1% del volume totale delle acque reflue, l’urina contiene fino all’80% dei composti che richiedono un trattamento di smaltimento:

  • azoto,
  • fosforo,
  • residui farmaceutici.

Nonostante ciò, si scarica nei sistemi di depurazione o si rilascia direttamente nell’ambiente senza alcun trattamento adeguato, con conseguenze affatto irrisorie. VunaNexus, una startup svizzera all’avanguardia nell’innovazione a tutela dell’ambiente, ha ideato un metodo per trasformare l’urina da scarto a risorsa, e farla diventare un elemento prezioso soprattutto nel settore agricolo.

L’urina diventa un fertilizzante

Fertilizzante, Piante
Photo by DomPixabay – Pixabay

L’azoto e il fosforo presenti nell’urina inquinano fiumi, laghi e falde acquifere e creano problemi anche alla biodiversità, degradando parecchio gli ecosistemi. Come spiega Nadège de Chambrier, ingegnera ambientale e co-fondatrice di VunaNexus:

l’inquinamento da azoto derivante dall’urina umana è un problema ambientale significativo, per lo più trascurato. Influisce sull’acqua, sull’aria e sugli habitat naturali.

A questo assunto si deve unire la tecnologia spaziale per capire come la startup è arrivata ad un fertilizzante a base di urina. Per decenni, infatti, si sono studiati sistemi rigenerativi in grado di trasformare i rifiuti organici in acqua, cibo ed energia a supporto delle missioni spaziali di lunga durata. In quest’ottica circolare, nulla si butta, e tutto torna utile. Partendo da questo stesso principio, Nadège e suo fratello David, insieme ai ricercatori dell’Eawag hanno fondato la startup con l’intenzione di creare un sistema che, invece che in orbita, funzioni sulla terraferma.

Da scarto a risorsa

Urina
Photo by frolicsomepl – Pixabay

Per trasformare l’urina da rifiuto a risorsa, si raccoglie separatamente rispetto alle altre acque reflue, per poi farla passare attraverso processi biologici e fisici che eliminano gli inquinanti e i cattivi odori, per cui sono necessari solamente aria ed elettricità. Da questi processi nascono un fertilizzante e l’acqua distillata. Gli impianti sono pensati per essere installati negli edifici urbani senza l’utilizzo di infrastrutture straordinarie, e i fertilizzanti possono successivamente essere commercializzati o usati per le piante da appartamento o per i giardini condominiali.

Si tratta, quindi, di una filiera piuttosto corta, che non richiede spazi extra o know how particolari, ma che può apportare enormi benefici al pianeta. Questo tipo di fertilizzante è il primo al mondo a derivare dall’urina e ad aver ottenuto un’approvazione ufficiale per tutti i tipi di piante (quelle commestibili incluse). Attualmente ne sono stati venduti più di 10.000 litri, e sono più di 500 i cittadini privati che utilizzano il prodotto realizzato dalla propria pipì per le proprie piante e giardini. In termini ambientali, ogni litro venduto è azoto e fosforo che non finisce in fiumi, laghi e falde acquifere, evitando inquinamento massiccio e perdita della biodiversità. Le possibilità future sono tantissime, e spaziano dal raggiungimento di sempre più centri urbani al trattamento dell’urina degli animali da allevamento, per ridurre anche le emissioni di ammoniaca e la contaminazione delle acque, due problemi di enorme rilievo nel panorama moderno.

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