Stop agli allevamenti intensivi: la decisione che sta facendo discutere tutta Italia
Un Comune italiano ha imposto lo stop agli allevamenti intensivi: la situazione era diventata insostenibile sia per l’ambiente che per l’uomo, ma soprattutto per gli animali. La posizione drastica racconta una storia di tutela, salvaguardia e rispetto per il pianeta: ecco dove sta accadendo.
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Gonzaga è un Comune italiano in provincia di Mantova che conta 8.500 abitanti (totali) e 60.000 capi di bestiame. Il rapporto è di 1 a 7, un numero spaventoso, che ha portato il Comune a dire basta agli allevamenti intensivi. L’obiettivo è di triplice natura:
- tutela ambientale,
- riduzione dei rischi sanitari,
- miglioramento delle condizioni di vita degli animali.
Per porre rimedio ad una situazione diventata ormai insostenibile, la sindaca Elisabetta Galeotti ha sospeso , con un regolamento comunale, le autorizzazioni per nuove strutture e per l’ampliamento di quelle già esistenti. Questa presa di posizione però, non è piaciuta all’assessore all’agricoltura della Lombardia, che ha fatto ricorso al Tar.
Stop agli allevamenti intensivi

Nel comune di Gonzaga esiste una spaventosa concentrazione di stabilimenti di allevamento intensivo, dove crescono mucche da latte, vitelli e maiali. La presenza degli animali è talmente alta da provocare in tutta la zona forti odori e un senso di disagio diffuso tra i cittadini. Si tratta di animali che però non corrono liberi o pascolano sui prati, ma bensì vivono costretti all’interno di strutture chiuse, dove sono ammassati a migliaia. Questo sta causando importanti problemi di inquinamento alle falde acquifere, ma anche fastidi ai residenti, che soprattutto in estate devono convivere con lo spandimento dei liquami e il loro odore insopportabile.
Per questo, la sindaca di Gonzaga Elisabetta Galeotti ha deciso di pubblicare un regolamento comunale che impedisce l’apertura di nuovi stabilimenti e, parallelamente, consente a quelli già esistenti di allargarsi ulteriormente. Inoltre, il regolamento consente ai piccoli allevatori di continuare la vendita alle grandi aziende presenti sul territorio. Questo però non è piaciuto alla Regione Lombardia, che ha presentato un ricorso al Tar. Il motivo? Ufficialmente, la legislazione vigente non consente ai Comuni di imporre un limite ai capi consentiti. Il sottotesto però, racconta un’altra storia: i grandi allevamenti sono più redditizi, e attirano sul territorio fondi europei piuttosto ingenti.
Inquinamento alle stelle

Il problema dei maxi-allevamenti però, non è unicamente di tipo ambientale, poiché questi sono esentati dall’IMU e dagli oneri di urbanizzazione, e provocano disagi sia alle strade che alla viabilità, con il passaggio di mezzi pesanti per il trasporto dei mangimi e degli animali stessi. Il tema ambientale però, rimane centrale, in quanto rumori, odori e inquinamento sono aumentati a tal punto da diventare insopportabili per molti cittadini, per non parlare della scarsa qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo , che potrebbe portare ripercussioni negative anche sulla salute. Il risultato? Una città che si sta lentamente spopolando.
In realtà, l’intera regione soffre dei medesimi disagi, che spaziano da un incremento delle emissioni ad una pressione territoriale altissima. In Lombardia, infatti, si concentra il 42% degli allevamenti intensivi (con più di 500 capi) di tutta Italia, mentre la Pianura Padana è una delle aree più sature di metano . Si tratta di numeri che rischiano di esporre l’Italia a sanzioni europee per la violazione della Direttiva nitrati, che tutela la salubrità dell’acqua. Infine, gli allevamenti intensivi producono polveri sottili e contribuiscono ad intensificare il cambiamento climatico, per non parlare dei problemi che arrecano agli animali stessi, costretti a vivere in condizioni insalubri.