L’Etna torna a far parlare di sé: cosa c’è davvero dietro le eruzioni di queste settimane

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Erika Fameli
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L’Etna continua a eruttare, e secondo gli esperti le attività di questo periodo sono solo l’inizio: ecco quali conseguenze ambientali comportano le eruzioni, e cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro. Tra colonne di fumo nero e denso e colate laviche che hanno bloccato i cieli catanesi, ecco com’è la situazione.

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Etna
Photo by Sammy-Sander – Pixabay

Nel mese di agosto l’Etna ha regalato uno spettacolo infuocato a chiunque guardasse verso la Sicilia. Con diversi giorni consecutivi di eruzione, colate laviche e fumo nero nel cielo, le conseguenze immediate sono state diverse:

  • caos nei trasporti della regione,
  • blocco delle tratte aeree all’aeroporto di Catania-Fontanarossa e sospensione degli arrivi,
  • folle di turisti sulle pendici vulcaniche per vedere le colate laviche.

Secondo gli esperti della Nasa, il vulcano più attivo d’Europa è solo all’inizio della sua attività, e mettono in guardia circa gli effetti e le conseguenze a lungo termine, soprattutto in termini ambientali.

L’Etna continua a eruttare

Etna
Photo by Guillaumesens – Pixabay

Per quanto le immagini dei giorni scorsi siano state spettacolari e spaventose, è doveroso dire che questo tipo di attività non è affatto insolito per l’Etna, il vulcano più attivo di tutta Europa e tra i più attivi del mondo, che erutta diverse volte l’anno, e a volte anche più volte al mese. Solo negli ultimi 6 anni, infatti, ha prodotto oltre 70 eruzioni parossistiche, eventi che possono proiettare fontane di lava a centinaia di metri di altezza e provocare nubi di cenere alte diversi chilometri. Giorgio Costa, dottorando al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania spiega che, quindi, l’attività del vulcano in questo momento è perfettamente normale, e che non c’è da allarmarsi.

Anche la Nasa, infatti, rassicura i cittadini e i turisti: nonostante le eruzioni vulcaniche immettano nell’atmosfera un cocktail di detriti ed emissioni (tra cui, anidride carbonica, anidride solforosa, idrogeno solforato, cloruro di idrogeno e fluoruro di idrogeno), le attività umane producono una quantità di anidride carbonica 100 volte superiore a quella delle eruzioni vulcaniche del pianeta. L’US Geological Survey, inoltre, spiega che gas come l’anidride solforosa, possono addirittura provocare un raffreddamento globale. Infine, Costa sottolinea che:

Non esiste alcuna correlazione tra gli eventi meteorologici, compreso il cambiamento climatico, e l’attività vulcanica o tettonica della Terra.

Gli effetti e le conseguenze ambientali

Etna
Photo by WikiImages – Pixabay

Ciò detto, rimane il problema della cenere e dei lapilli, che secondo gli esperti è il più preoccupante: non sono pericolosi per la salute umana, ma possono diventarlo quando le particelle fini prodotte dalla cenere vengono sollevate nell’aria, poichè inalare grandi quantità di questo materiale non è salutare per l’apparato respiratorio. Per questo, si suggerisce di indossare una mascherina se ci si trova nei pressi del vulcano in eruzione o in una zona dove cadono cenere e lapilli. La cenere, inoltre, può rappresentare un problema serio per gli aeromobili, perchè può entrare nel motore e provocare una perdita di potenza, danneggiando i componenti.

Al contrario, la cenere agisce da fertilizzante ricco di minerali per il suolo, e può migliorare il drenaggio e la capacità del terreno di trattenere acqua, aiutando gli agricoltori a produrre i rinomati vini, pistacchi e agrumi siciliani. Un recente studio della Scripps Institution of Oceanography di San Diego ha anche scoperto che la cenere vulcanica può far rinascere le comunità microbiche in terreni degradati, aumentando l’attività degli organismi che svolgono un ruolo chiave nella decomposizione della materia organica e nel rendere disponibili i nutrienti per le piante. Infine, le piante coltivate in terreni ricchi di cenere vulcanica, sviluppano apparati radicali più estesi e producono più biomassa.

L’Etna torna a far parlare di sé: foto e immagini