La polvere del Sahara aumenta sull’Europa, ma è l’Italia a pagare il prezzo più alto
Europa sotto la polvere desertica: con l’avanzare della desertificazione in Africa, le polveri in Europa aumentano e dal 2012 al 2021 in quasi tutto il Vecchio continente sono cresciute le concentrazioni. Dai dati di uno studio, l’Italia spicca come uno dei territori più colpiti dal fenomeno.
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Il riscaldamento globale sta modificando gli equilibri ambientali e climatici del pianeta in molti modi diversi, e quando si pensa di averle sentite già tutte, arriva una nuova notizia a porre l’attenzione su un fenomeno che fino a quel momento non si era considerato, ma che è ben evidente a tutti. Ne è un esempio la polvere desertica che sta arrivando in quantità sempre più massicce sull’Europa.
A causa della desertificazione dell’Africa, infatti, le polveri in Europa sono in aumento, e in alcuni territori la concentrazione è maggiore che in altri. L’Italia, in particolare, mostra livelli preoccupanti di polvere desertica: a descrivere il fenomeno è un’analisi apparsa su Nature.
Europa sotto la polvere desertica

Dal 2012 al 2021 in quasi tutto il Vecchio Continente sono cresciute le concentrazioni di polvere desertica, ma finora nessuno studio aveva considerato il fenomeno nel suo insieme. Un team di ricercatori guidato da Petros Vasilakos del Paul Scherrer Institut (Svizzera), ha invece mappato l’inquinamento da polveri in Europa. Per farlo, gli studiosi hanno analizzato i dati provenienti da più di 100 stazioni di monitoraggio europee e li hanno incrociati con i dati satellitari e modelli matematici. Grazie all’intelligenza artificiale, poi, è stato possibile elaborare le concentrazioni e studiarne la provenienza: le particelle ricche di alluminio e titanio hanno origine desertica, mentre quelle che contengono calcio hanno origine urbana.
Mediamente, la concentrazione delle polveri desertiche è più rara al Nord, e più elevata al Sud, dove si superano in media i 5 microgrammi al metro cubo al giorno. In alcune aree, però, si arriva anche a superare i 9 microgrammi. Qui si registra anche un aumento della mortalità giornaliera e delle ospedalizzazioni per problemi respiratori rispetto agli altri territori. In particolar modo, le aree dove la concentrazione è maggiore riguardano:
- l’Italia,
- il Mar Adriatico,
- il Mar Egeo,
- la Penisola Iberica.
Un fenomeno figlio della crisi climatica

I ricercatori spiegano che a provocare l’intensificazione del fenomeno è stata l’unione di due fattori: i cambiamenti nella circolazione atmosferica da un lato, e i processi di avanzata desertica dall’altro:
Le nostre attuali conoscenze suggeriscono che l’aumento della polvere desertica sia perlomeno facilitato dalle emissioni di gas serra di origine antropica e dal conseguente riscaldamento globale. Tutto questo porta a condizioni di maggiore aridità in alcune regioni e all’espansione dei deserti. Con il cambiamento climatico che accelera la desertificazione e altera la circolazione atmosferica, l’inquinamento da polveri minaccia sempre più la salute pubblica e ostacolerà gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di qualità dell’aria dell’OMS e dell’UE.
In effetti, già oggi le polveri che dall’Africa viaggiano verso l’Europa rappresentano circa un terzo dei limiti di PM10 medi annuali fissati dall’OMS. In Italia la siccità è un fenomeno sempre più diffuso, e prevenire la desertificazione sembra essere la migliore strategia da seguire per limitare i danni sia nel Bel Paese che nel resto d’Europa. Riportare i deserti ai loro livelli normali è il primo passo da fare per ridurre mortalità e ospedalizzazione, crisi idrica e innalzamento delle temperature con un conseguente peggioramento della qualità dell’aria.