La geografia delle coltivazioni sta cambiando
I cambiamenti climatici stanno impattando sulle coltivazioni, in Italia, ma anche a livello globale. Alcuni prodotti della terra sono a rischio

I cambiamenti climatici impattano sull’agricoltura alterando le produzioni e, in alcuni casi, modificando la destinazioni di uso di aree, più o meno vaste.
Una stretta connessione
Il legame tra il riscaldamento globale e le coltivazioni è sottile, ma solidamente radicato. Alcune pratiche agricole contribuiscono direttamente al riscaldamento del pianeta: i sistemi alimentari sono infatti responsabili di un terzo delle emissioni globali di gas serra di origine antropica.
Ma è altrettanto vero che alluvioni, piogge, siccità, incendi sono alla base dei danni più frequenti ed irreversibili a raccolti e produzioni.
Cambiamenti irreversibili?

Stiamo vedendo un progressivo cambiamento nella geografia delle coltivazioni, ovvero la distribuzione geografica e la disposizione della colture all’interno di una determinata area o regione. Si parla di un cambiamento che avrà conseguenze a lungo termine sulla sicurezza alimentare, ma non solo.
A rischio anche i movimenti migratori, soprattutto nelle regioni in cui il benessere delle persone e l’economia dipendono unicamente da alcune coltivazioni.
Fattori che influenzano la geografia delle coltivazioni
Ecco un’analisi più approfondita dei fattori che influenzano la geografia delle coltivazioni:
- Clima: temperatura, precipitazioni, umidità e stagionalità.
- Tipo di terreno: la composizione del suolo, la fertilità, il pH ed il drenaggio.
- Disponibilità di acqua: la quantità e la regolarità delle precipitazioni, nonché la disponibilità di acqua sotterranea o in superficie.
- Altitudine: fattore che influenza il clima e la disponibilità di acqua, limitando o favorendo alcune scelte.
- Fattori antropici: diverse pratiche agricole, tra cui l’irrigazione, la rotazione delle colture e l’uso di fertilizzanti.
- Fattori socio-economici: le esigenze del mercato, la disponibilità di risorse finanziarie e la politica agricola.
- Innovazioni tecnologiche: l’adozione di nuove tecnologie agricole.
- Variazioni stagionali: le variazioni climatiche stagionali, tra cui le piogge monsoniche o le stagioni secche.
Infine, le variazioni climatiche a lungo termine, come il cambiamento climatico, possono modificare la distribuzione geografica delle colture nel tempo, richiedendo adattamenti e modifiche nelle pratiche agricole.
Alimenti a rischio
Un recente studio della NASA, pubblicato su Nature Food, afferma che, entro il 2030 potremmo vedere un calo del 24% del mais, mentre il grano potrebbe aumentare del 17%, ma spostandosi su latitudini più elevate.
Inondazioni, siccità, innalzamento del livello di mare stanno mettendo a rischio la produzione di riso: basti pensare che le risaie in Vietnam stanno lasciando spazio alle colture di gamberetti, mentre l’india (ND.R. tra i maggiori produttori al mondo) nel 2023 ha bloccato le esportazioni a causa degli impatti climatici.
Secondo l’IPCC, entro il 2050 vedremo diminuire considerevolmente i terreni dedicati a caffè e cacao. L’aumento delle temperature sta infatti impattando su Brasile, Costa d’Avorio e Ghana impedendone la coltivazione in diverse regioni.
Come agire?
Per evitare interruzioni nell’approvvigionamento alimentare, aumenti dei prezzi e del numero di persone affamate, gli agricoltori devono adottare nuove strategie. Dovrebbero espandere la produzione o implementare nuove tecniche agricole, tra cui l’agricoltura biodinamica – una forma di coltivazione che considera animali, terra e piante come parti di un unico sistema e rifiuta gli additivi chimici– per mantenere lo stesso livello di resa oltre a coltivare varietà di colture più resistenti al clima oppure cambiare completamente il tipo di coltivazione praticata attualmente. Queste misure sono necessarie per affrontare le sfide future legate ai cambiamenti climatici e garantire la sicurezza alimentare.