La geografia delle coltivazioni sta cambiando

Autore:
Antonia Cataldo
  • Laurea in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

I cambiamenti climatici stanno impattando sulle coltivazioni, in Italia, ma anche a livello globale. Alcuni prodotti della terra sono a rischio

Campi, Coltivati
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I cambiamenti climatici impattano sull’agricoltura alterando le produzioni e, in alcuni casi, modificando la destinazioni di uso di aree, più o meno vaste.

Una stretta connessione

Il legame tra il riscaldamento globale e le coltivazioni è sottile, ma solidamente radicato. Alcune pratiche agricole contribuiscono direttamente al riscaldamento del pianeta: i sistemi alimentari sono infatti responsabili di un terzo delle emissioni globali di gas serra di origine antropica.

Ma è altrettanto vero che alluvioni, piogge, siccità, incendi sono alla base dei danni più frequenti ed irreversibili a raccolti e produzioni.

Cambiamenti irreversibili?

Coltivazioni
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Stiamo vedendo un progressivo cambiamento nella geografia delle coltivazioni, ovvero la distribuzione geografica e la disposizione della colture all’interno di una determinata area o regione. Si parla di un cambiamento che avrà conseguenze a lungo termine sulla sicurezza alimentare, ma non solo.

A rischio anche i movimenti migratori, soprattutto nelle regioni in cui il benessere delle persone e l’economia dipendono unicamente da alcune coltivazioni.

Fattori che influenzano la geografia delle coltivazioni

Ecco un’analisi più approfondita dei fattori che influenzano la geografia delle coltivazioni:

  • Clima: temperatura, precipitazioni, umidità e stagionalità.
  • Tipo di terreno: la composizione del suolo, la fertilità, il pH ed il drenaggio.
  • Disponibilità di acqua: la quantità e la regolarità delle precipitazioni, nonché la disponibilità di acqua sotterranea o in superficie.
  • Altitudine: fattore che influenza il clima e la disponibilità di acqua, limitando o favorendo alcune scelte.
  • Fattori antropici: diverse pratiche agricole, tra cui l’irrigazione, la rotazione delle colture e l’uso di fertilizzanti.
  • Fattori socio-economici: le esigenze del mercato, la disponibilità di risorse finanziarie e la politica agricola.
  • Innovazioni tecnologiche: l’adozione di nuove tecnologie agricole.
  • Variazioni stagionali: le variazioni climatiche stagionali, tra cui le piogge monsoniche o le stagioni secche.

Infine, le variazioni climatiche a lungo termine, come il cambiamento climatico, possono modificare la distribuzione geografica delle colture nel tempo, richiedendo adattamenti e modifiche nelle pratiche agricole.

Alimenti a rischio

Un recente studio della NASA, pubblicato su Nature Food, afferma che, entro il 2030 potremmo vedere un calo del 24% del mais, mentre il grano potrebbe aumentare del 17%, ma spostandosi su latitudini più elevate.

Inondazioni, siccità, innalzamento del livello di mare stanno mettendo a rischio la produzione di riso: basti pensare che le risaie in Vietnam stanno lasciando spazio alle colture di gamberetti, mentre l’india (ND.R. tra i maggiori produttori al mondo) nel 2023 ha bloccato le esportazioni a causa degli impatti climatici.

Secondo l’IPCC, entro il 2050 vedremo diminuire considerevolmente i terreni dedicati a caffè e cacao. L’aumento delle temperature sta infatti impattando su Brasile, Costa d’Avorio e Ghana impedendone la coltivazione in diverse regioni.

Come agire?

Per evitare interruzioni nell’approvvigionamento alimentare, aumenti dei prezzi e del numero di persone affamate, gli agricoltori devono adottare nuove strategie. Dovrebbero espandere la produzione o implementare nuove tecniche agricole, tra cui l’agricoltura biodinamica – una forma di coltivazione che considera animali, terra e piante come parti di un unico sistema e rifiuta gli additivi chimici per mantenere lo stesso livello di resa oltre a coltivare varietà di colture più resistenti al clima oppure cambiare completamente il tipo di coltivazione praticata attualmente. Queste misure sono necessarie per affrontare le sfide future legate ai cambiamenti climatici e garantire la sicurezza alimentare.

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