Le imprese italiane fanno più sostenibilità di quanto credano: la ricerca che ribalta tutto

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Erika Fameli
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Aziende italiane sempre più green, soprattutto quelle agricole, ma non sanno di esserlo. L’indagine ECOSISTER dell’Università Cattolica del Sacro Cuore svela lo spirito green italiano, e l’ignoranza ancora dilagante in materia, che impedisce un vero sprint e limita la transizione verde.

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Aziende, Green
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In Italia ci sono sempre più aziende che investono in soluzioni green, ma la scarsa conoscenza delle normative europee e le molte barriere al cambiamento ancora in piedi impediscono l’exploit italiano a livello internazionale. Si tratta di una condizione che fa sì che anche chi punta sugli investimenti ambientali, non è pienamente cosciente dell’impatto positivo di questa scelta. La percezione delle aziende italiane, infatti, è ben lontana dalla realtà, soprattutto in ambito agricolo.

A portare a galla questa realtà è l’indagine ECOSISTER dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e che si inserisce nel quadro del progetto omonimo (finanziato dal PNRR nell’ambito del Bando Ecosistemi dell’Innovazione). Ecco come stanno veramente le cose nel Bel Paese.

Aziende italiane sempre più green

Agricoltura, Green
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In Italia ci sono tantissime aziende green che non sanno di esserlo. La media generale delle aziende che sono in linea con le regole dell’Unione Europea e che ha fatto almeno un investimento ambientale negli ultimi 5 anni in uno dei 6 obiettivi UE è del 42%, con un picco che supera il 60% per quelle agricole, e oltre l’80% delle imprese dichiara di volerne fare uno nei prossimi 5 anni. Lo dice l’indagine ECOSISTER dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinata da Francesco Timpano, Direttore del Centro Studi di Politica Economica e Monetaria CESPEM “Mario Arcelli” dell’Università Cattolica, campus di Piacenza, in collaborazione con altre università dell’Emilia-Romagna. Analizzando oltre 3.000 aziende dell’Emilia-Romagna, lo studio ha indagato su:

  • conoscenza della Tassonomia UE,
  • investimenti nei 6 obiettivi del Regolamento 852/2020,
  • pratiche di economia circolare,
  • finanza verde,
  • rendicontazione non finanziaria,
  • trasformazioni tecnologiche.

I risultati indicano che solo una minoranza di imprese conosce le normative UE (25,2%), ma che molte hanno investito negli obiettivi europei senza saperlo. Chi invece è rimasto inerte, lo ha fatto per una percezione di non pertinenza e scarsa familiarità con le norme, più che per vincoli economici.

Una percezione sbagliata

Aziende, Green
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In Italia gli investimenti si concentrano sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e sull’economia circolare. Per il primo aspetto, il 35,9% delle imprese ha effettuato investimenti negli ultimi 5 anni, prevalentemente per l’efficientamento di macchine e impianti; mentre per il secondo è stato il 32,4% delle imprese ad investire, destinando i fondi all’uso di fornitori locali per ridurre l’impatto dei trasporti, riutilizzare e riciclare gli scarti, la manutenzione e l’allungamento della vita dei prodotti. L’Italia, inoltre, è sul podio UE per il numero di brevetti ambientali.

Moltissimo, invece, resta ancora da fare per l’adattamento ai cambiamenti climatici: l’Italia è indietro rispetto alle best practice europee sulla gestione avanzata delle acque, biodiversità e strumenti di misurazione e rendicontazione strutturata. A rappresentare il maggiore ostacolo sono i costi, i tempi di rientro lunghi e la complessità normativa, mentre i principali motori al cambiamento sono la riduzione dei consumi energetici e la volontà di ridurre l’impatto ambientale. Come spiega Timpano:

Dall’indagine emerge un tessuto produttivo che ha iniziato la transizione, con investimenti concreti in mitigazione climatica ed economia circolare, ma che fa ancora fatica su due fronti: misurare la propria quota green secondo la logica UE e accedere in modo consapevole alla finanza sostenibile.

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