In Sardegna la terra cruda salva dal caldo: ritorno alle origini
In Sardegna la terra cruda salva dal caldo: il ritorno alle origini che nell’isola permette di godere di un comfort climatico costante a 24 gradi. Ecco come gli edifici in terra cruda riescono a respirare da secoli e rappresentano, oggi, il futuro per i rifugi climatici naturali.
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L’estate 2026, con le sue temperature bollenti e le ondate di calore estreme ha messo a dura prova la resilienza delle città, diventate dei veri e propri forni dove nemmeno l’aria condizionata non riesce ad alleviare l’afa. Ricorrere al condizionamento, inoltre, mette in crisi la rete elettrica e fa aumentare consumi ed emissioni, che a loro volta acuiscono il cambiamento climatico. La Sardegna però, ha rispolverato gli antichi saperi ed è riuscita a trovare una soluzione contro il caldo: la terra cruda.
Gli edifici realizzati in terra cruda, infatti, sono in grado di affrontare la canicola estiva e di mantenere una temperatura interna costante a 24 gradi, in modo completamente naturale e senza bisogno dell’aria condizionata. Ecco come ci riescono, e come questo ritorno alle origini potrebbe salvare le prossime estati sarde.
In Sardegna la terra cruda salva dal caldo

Le case in terra cruda esistono in Sardegna da centinaia di anni. Si tratta di vere e proprie bolle bioclimatiche passive di straordinaria efficienza, il cui funzionamento si basa sui mattoni in ladiri (un impasto di terra argillosa, paglia e acqua essiccato al sole) e due principi fisici:
- l’inerzia termica: le pareti agiscono da spugna termica e assorbono il calore del giorno lentamente, impiegando 10-12 ore per far viaggiare l’onda termica dall’esterno fino all’interno;
- la traspirabilità: l’argilla regola naturalmente l’umidità interna, assorbendola quando è in eccesso e rilasciandola quando l’aria si secca.
Il risultato è un ambiente sempre fresco e salubre, che non conosce afa e non permette la formazione di muffe. In Sardegna si trova una delle più alte concentrazioni di edifici in terra cruda d’Europa, con decine di migliaia di strutture ancora esistente e che si concentrano principalmente nella piana del Campidano. Per tutelare e valorizzare questo patrimonio, è nata l’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda, una rete di comuni che vantano interi centri storici costruiti con questa tecnica, e che oggi rappresentano una testimonianza vivente di economia circolare basata su materiali a km 0 e a impatto nullo.
Ritorno alle origini

Gli antichi saperi, quindi, sono oggi al centro del dibattito sull’edilizia sostenibile. Questo è stato possibile grazie a Maddalena Achenza e Sara Collu, che hanno guidato la riscoperta della terra nuda e studiato le prestazioni del ladiri, riscattandolo da un’imaggine di architettura povera e superare, provandone il valore scientifico. Professoressa all’Università di Cagliari e partner della Cattedra UNESCO “Architetture di Terra” la prima, e architetta la seconda, sono riuscite a riportare questa conoscenza in una visione per il futuro, unendo rigore scientifico e attivismo culturale.
Oltre all’architettura green e alle possibili evoluzioni grazie alla terra cruda, il campo d’azione del ladiri si è allargato anche al turismo sostenibile, grazie alla rete Terraccogliente, che permette di soggiornare in strutture in terra cruda e godere delle temperature fresche anche durante le estati più calde. Ancora, la terra cruda ha fatto nascere ecomusei e rifugi climatici spontanei. Si tratta di una dimostrazione di estremo valore su come le tecniche più antiche possono ancora rivelarsi le più efficaci per la vita cittadina. Ne sono esempi validi anche i saperi degli antichi romani o degli etruschi, cui ancora oggi si attinge per ideare soluzioni sostenibili per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, e a cui ci si ispira per applicare tecniche di raffrescamento senza ricorrere all’aria condizionata.