Una pianta che genera energia? La svolta green arriva dall’Italia
La prima pianta bioibrida nasce in Italia, frutto del lavoro dei ricercatori della Libera Università di Bolzano, e rappresenta una conquista incredibile per l’agricoltura sostenibile e le fonti di energia rinnovabili. Genera energia pulita e raccoglie più luce solare: ecco per cosa si può utilizzare, è un vero portento.
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Le innovazioni tecnologiche progrediscono alla velocità della luce, e sono sempre di più gli studi che si stanno impegnando per trovare soluzioni innovative per i bisogni più attuali della popolazione e della società. In particolare, il tema ambientale è quello verso cui la ricerca scientifica si sta concentrando maggiormente, raggiungendo risultati sempre più brillanti e trovando soluzioni in grado di contrastare il cambiamento climatico e mitigarne le conseguenze.
Parallelamente, anche il campo delle rinnovabili riscuote un gran successo tra i ricercatori, e ne è un esempio la prima pianta bioibrida, creata dai ricercatori della Libera Università di Bolzano. Si tratta di una novità assoluta e portentosa, che è in grado di assimilare meglio la luce solare, di crescere più velocemente e persino di generare energia pulita. Ecco come funziona, come nasce e quali sono tutte le applicazioni a cui si può prestare.
Nasce in Italia la prima pianta bioibrida

Quella che i ricercatori del Sensing Technologies Lab della Facoltà di Ingegneria della Libera Università di Bolzano hanno creato è una pianta a tutti gli effetti, ma con caratteristiche portentose. Si tratta di un organismo vivente che presenta elementi sia biologici che tecnologici, e che combina le normali funzionalità delle piante (fotosintesi, crescita, sensibilità agli stimoli) con elementi nati dall’ingegneria. Per realizzarla, gli studiosi hanno inserito delle nanoparticelle nell’arabetta comune, una delle piante preferite dagli scienziati.
Queste particelle rendono le piante più performanti e fanno sì che riescano a catturare più luce solare. Questo permette alle piante di crescere più velocemente, ma non solo, in quanto le piante bioibride possono anche:
- catturare una maggiore quantità di CO2 atmosferica,
- produrre bioenergia.
Le nanoparticelle polimeriche sono facilmente assorbibili dalle piante, e risultano biocompatibili: non causano scompensi di alcun tipo e anzi, migliorano la fotosintesi agendo come delle piccole antenne cattura-luce, che permettono di assorbire anche la luce verde. Si tratta di un’innovazione incredibile, che porta l’Italia nuovamente al centro dello sviluppo tecnologico.
Applicazioni e benefici

Le piante arricchite di nanoparticelle presentano radici più lunghe del normale e accumulano una quantità maggiore di biomassa, ma come si traduce questo a livello pratico? Come si legge sulla rivista Materials Horizons, le applicazioni pratiche che si aprono con questa pianta bioibrida, sono numerose. Innanzitutto, si possono modificare le proprietà degli organismi vegetali senza agire sul DNA, e sia nel campo dell’agricoltura sostenibile che nelle energie rinnovabili, i benefici possono essere di notevole impatto.
Queste piante, infatti, riescono a catturare una maggiore quantità di CO2, pulendo maggiormente l’aria e riducendo l’inquinamento. Le piante sono tra i migliori assorbitori di smog del pianeta, e il potenziamento di questa funzione può dare un contributo concreto alla pulizia delle città e alla loro vivibilità: al pari dei muri anti-smog, se piantate nei centri urbani più congestionati possono implementare la qualità dell’aria e rappresentare una vera e propria svolta verde. Allo stesso tempo, la presenza di verde aiuta a ridurre le temperature, e la capacità di produrre bioenergia contribuisce anche allo sviluppo dei sistemi energetici green di domani.