Inquinamento: una nuova ed incombente minaccia per la Grande barriera corallina
Attraverso uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology è emersa una nuova fonte di inquinamento “interna” per la Grande barriera corallina.
Guarda il video

Inclusa tra le sette meraviglie del mondo e battezzata Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, la Grande barriera corallina è un paradiso naturale che ormai da tempo è “sotto assedio” a causa del riscaldamento globale e dell’inquinamento. Nel corso degli anni le associazioni ambientaliste hanno lanciato diversi appelli per preservare questo autentico tesoro della biodiversità.
Purtroppo una nuova e inedita minaccia è comparsa recentemente all’orizzonte facendo squillare un ulteriore campanello d’allarme.
Inquinamento: nuovo rischio per la Grande barriera corallina

E’ risaputo che la presenza elevata di azoto e fosforo nell’acqua è estremamente dannosa per le comunità che abitano i fondali marini perché contribuisce a ridurre la quantità di ossigeno. Per questo motivo, lungo la barriera, viene attenzionata costantemente la confluenza dei fiumi contaminati dalle attività agricole e industriali. Secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology, il pericolo sarebbe ora rappresentato dall’afflusso di azoto e fosforo derivanti da falde acquifere sotterranee. In sostanza non più un rischio, per così dire, superficiale ma bensì interno e dunque più difficile da monitorare.
La ricerca è stata realizzata da un gruppo di scienziati della Southern Cross University, dell’Australian Institute of Marine Science e del CSIRO, ed è stata effettuata in un decennio di lavoro.
Grazie a un sistema di osservazione in grado di rilevare gli isotopi del radio, che provengono dall’interazione tra le acque sotterranee e il sostrato di roccia e sedimenti in cui sono imprigionate, gli studiosi hanno potuto valutare con precisione la quantità di acqua che raggiunge i mari australiani attraverso le falde sotterranee, osservando che è almeno 10 o 15 volte superiore a quella riversata dai fiumi di superficie.
Falde sotterranee: una fonte di inquinamento “insospettabile”

Di conseguenza risulta maggiore anche l’afflusso di azoto e fosforo che proviene dalle attività umane. Lo studio quindi delinea la necessità di monitorare anche le falde sotterranee che si sono rilevate una fonte di inquinamento “insospettabile”.
Le falde sotterranee si sono evidenziate come responsabili di circa un terzo dell’afflusso di azoto e di due terzi di quello di fosforo . Il numero ammonta a quasi il doppio dell’azoto portato nella barriera da parte dei fiumi
ha spiegato Damien Maher, ricercatore della Southern Cross University.
Situata al largo dell’Australia la Grande barriera corallina rappresenta uno degli ecosistemi terrestri con il più alto numero di biodiversità presenti. Le sue acque ospitano infatti più di 1.600 specie di pesci e quasi 600 tra coralli duri e morbidi. Inoltre sono presenti diverse balene e delfini e sei delle sette specie di tartarughe marine del mondo. La sua sua salvaguardia è fondamentale anche per il ruolo protettivo che svolge contro le calamità naturali, come mareggiate, uragani o tsunami.
La Grande barriera corallina rappresenta anche un laboratorio scientifico naturale per gli studiosi interessati alle attività marine e al cambiamento climatico. Dal punto di vista economico fornisce un indotto rilevante per le comunità costiere , e non solo, attraverso le attività di pesca e turismo. Per tutti questi motivi preservarla è un obbligo imprescindibile.