Il buco dell’ozono si sta chiudendo? I dati NASA positivi
Il buco dell’ozono si sta chiudendo? Siamo ancora molto distanti da questo risultato, ma i dati Nasa sono decisamente positivi: quello registrato quest’anno è il quinto buco dell’ozono più piccolo dal 1992, e si è ridotto del 30% dal 2006, anno in cui ha raggiunto le sue dimensioni massime mai osservate.

Ridurre le dimensioni del buco dell’ozono è uno dei principali obiettivi ambientali del nostro tempo. Questa regione della stratosfera si trova tra il 11 e i 50 chilometri sopra la superficie terrestre ed è caratterizzata da concentrazioni di ozono molto basse. Questo deriva principalmente da composti vietati come i clorofluorocarburi (Cfc), provenienti da:
- bombolette spray,
- schiume,
- condizionatori,
- frigoriferi.
La bassa concentrazione di ozono fa passare una maggior quantità di raggi UV, che sono dannosi non solo per l’uomo ma anche per l’ambiente. A sollevare per la prima volta l’argomento del buco dell’ozono è stato uno studio scientifico sulla rivista Nature, in cui si parlava della riduzione del 40% dello strato di ozono. Si tratta di uno studio risalente a circa 40 anni fa, che ha portato alla firma del Protocollo di Montreal nel 1987, che vieta diversi agenti inquinanti come i Cfc a livello globale, proprio per proteggere lo strato di ozono. Nel 1992, poi, l’emendamento di Copenaghen ha allungato la lista delle sostanze da controllare, e da allora quello che è stato registrato quest’anno risulta essere il quinto buco dell’ozono più piccolo: stiamo finalmente andando nella direzione giusta?
Il buco dell’ozono si sta chiudendo?

Dai tempi del Protocollo di Montreal ad oggi il buco dell’ozono sopra l’Antartide è costantemente monitorato, e ogni anno viene misurato per tenere sotto controllo la situazione e attivare, quando necessario, misure speciali di contenimento. Inizialmente le cose non erano andate troppo bene, dopo il bando dei composti chimici di cui sopra, considerando che nel 2006 il buco dell’ozono ha raggiunto le sue dimensioni massime mai registrate. Da allora però, qualcosa è stato fatto, e a distanza di quasi 20 anni il buco dell’ozono è più piccolo del 30%, misurando attualmente circa 23 milioni di chilometri quadrati.
Non si tratta certo di un’area irrisoria, quindi parlare di chiusura del buco dell’ozono è assolutamente lontano dalla realtà, ma è altrettanto necessario sottolineare gli ottimi risultati raggiunti quest’anno. Stando ai dati degli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) e della Nasa, infatti, quello di quest’anno è il quinto più piccolo buco dell’ozono dal 1992. La sua estensione massima risale al 9 settembre scorso, e rappresenta un risultato rimarchevole, soprattutto in un periodo in cui i risultati a favore del clima sono così necessari sia per salvaguardare gli habitat naturali, che per infondere nuove energie alla lotta al cambiamento climatico.
Un risultato lodevole

I dati della Nasa e della Noaa monitorano costantemente lo strato di ozono in tutto il mondo, e hanno osservato che dal 7 settembre al 13 ottobre 2025, in quella che gli scienziati definiscono come la stagione di riduzione dell’ozono, l’estensione media del buco è arrivata a misurare circa 19 milioni di chilometri quadrati, con una concentrazione di ozono minima di 147 Unità Dobson (nel 2006 era di 26 milioni di chilometri quadrati e 92 Unità Dobson): si tratta del risultato migliore degli ultimi 30 anni!
Quanto si sta facendo per l’ambiente sta quindi funzionando, e gli scienziati stimano che, continuando così, lo strato di ozono potrà arrivare ad un completo recupero entro la fine del secolo. Per riuscirci, serve continuare a limitare le emissioni inquinanti e tutelare l’ambiente, e attualmente possiamo dirci tutto fuorchè fuori pericolo.