Il buco dell’ozono potrebbe chiudersi entro il 2066

Autore:
Antonia Cataldo
  • Laurea in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

È vero: il buco dell’ozono si sta chiudendo e potrebbe svanire tra il 2045 ed il 2066. Tutto questo è stato possibile grazie alle strategie implementate negli ultimi 40 anni.

Vista aerea
Photo by Bilanol

Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha osservato come il processo di recupero dello strato di ozono stia vedendo decisivi progressi. Si prevede che entro il 2040 si potrebbero ripristinare i livelli registrati nel 1980, con una chiusura definitiva del buco dell’ozono entro il 2066.

Un accordo storico nel campo ambientale

Ogni quattro anni un gruppo di esperti delle Nazioni Unite pubblica un rapporto volto a valutare i progressi compiuti nell’attuazione del Protocollo di Montreal.

Tale protocollo è stato firmato nel settembre 1987 ed è considerato un accordo storico nel campo ambientale. Regola il consumo e la produzione di quasi 100 sostanze chimiche dannose per lo strato di ozono nella stratosfera.

Nel 2016 è stato aggiunto un accordo supplementare al Protocollo di Montreal, conosciuto come Emendamento di Kigali che ha introdotto la graduale riduzione della produzione e del consumo di alcuni idrofluorocarburi (HFC), gas noti per il loro potente contributo al riscaldamento globale e all’accelerazione dei cambiamenti climatici.

Progressivi miglioramenti

Recenti studi confermano che quasi il 99% delle sostanze dannose per lo strato di ozono, precedentemente vietate dal Protocollo di Montreal, è stato progressivamente eliminato.

Ciò ha portato al recupero dello strato protettivo di ozono nell’alta stratosfera e alla conseguente riduzione dell’esposizione umana ai raggi ultravioletti (UV).

Meg Seki, Segretario Esecutivo del Segretariato per l’Ozono del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), afferma che

l’impatto del Protocollo di Montreal sulla mitigazione dei cambiamenti climatici è stato significativo nell’adozione di politiche e misure adeguate, contribuendo così a evitare un aumento della temperatura globale di circa 0,5°C.

Gli esperti stimano inoltre che l’emendamento di Kigali contribuirà ad evitare un ulteriore aumento della temperatura di 0,3-0,5°C entro il 2100.

L’impatto negativo della tecnologia

Tuttavia occorre prestare grande attenzione alle ultimissime tecnologie, prime tra tutte la geoingegneria  che prevede l’iniezione di aerosol stratosferico (SAI).

Per esempio, aumentare la riflessione della luce solare attraverso tecniche di geoingegneria (come la diffusione di particelle nell’atmosfera) potrebbe ridurre il riscaldamento della superficie terrestre. Ma questa pratica potrebbe avere impatti negativi sullo strato di ozono. Alcune tecniche di geoingegneria potrebbero interferire infatti con i processi chimici che contribuiscono alla formazione e al mantenimento dello strato di ozono, causando potenziali rischi e danni per l’ozono stratosferico.

Buco, Ozono
Photo by geralt – Pixabay

se il buco dell’ozono si aprisse completamente?

Gravi conseguenze per la vita sulla terra, ecco cosa porterebbe un’apertura totale del buco dell’ozono. Lo strato di ozono presente nella stratosfera protegge dai dannosi raggi ultravioletti del sole.

Una sua apertura totale porterebbe a danni irreparabili per l’uomo (cancro, danni agli occhi, danni al sistema immunitario) ma anche a livello ambientale, e più precisamente:

  • danneggiamento degli ecosistemi: senza la protezione dello strato di ozono le piante e gli ecosistemi marini potrebbero subire danni ed una conseguente riduzione della biodiversità e degli ecosistemi.
  • Perdita di habitat: diverse specie potrebbero non sopravvivere di sopravvivenza
  • Impatti sulla produzione alimentare: i danni agli ecosistemi potrebbero compromettere le produzioni agricole e con esse la sicurezza alimentare.

L’esposizione eccessiva ai raggi UV potrebbe inoltre influenzare il ciclo del carbonio e del nitrogeno, con conseguenze potenzialmente negative sull’equilibrio ecologico globale.

Infine, un’apertura totale del buco dell’ozono potrebbe provocare inquinamento di acqua e aria a causa della compromessa capacità di alcuni organismi di filtrare agenti inquinanti.

Se fino all’anno scorso si pensava il buco nell’ozono non fosse mai stato così grande, ora la speranza è viva e tangibile.

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