Gli scienziati lanciano l’allarme: il problema arriva dai gas che dovevano proteggere l’ambiente

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Erika Fameli
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Dal Regno Unito arrivano brutte notizie per i sostituti dei Cfc: un recente studio evidenzia che questi hanno generato oltre 335 mila tonnellate di Tfa in 2 anni, e che questo mette in pericolo gli ecosistemi acquatici e la riproduzione delle specie animali. Ecco cosa sta succedendo.

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Inquinamento
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I sostituti dei Cfc (clorofluorocarburi) sono nati per sostituire le sostanze considerate responsabili del buco dell’ozono e proteggere l’atmosfera terrestre. Il problema però, è che queste sostanze chimiche hanno contribuito a diffondere nell’ambiente l’acido trifluoroacetico (Tfa), un inquinante dannoso per gli ecosistemi acquatici e potenzialmente tossico per la riproduzione, che è arrivato sulla superficie terrestre attraverso la pioggia e la neve.

L’allarme arriva da uno studio condotto dai ricercatori della Lancaster University del Regno Unito, i quali hanno evidenziato che dal 2020 al 2022 i sostituti dei Cfc hanno generato più di 335.000 tonnellate di Tfa, che si è diffuso praticamente ovunque, fino a raggiungere anche i ghiacci artici più remoti. Secondo le previsioni, il picco di inquinamento arriverà entro la fine del secolo.

Brutte notizie per i sostituti dei Cfc

Inquinamento
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Sulla rivista Geophysical Research Letters si leggono brutte notizie per i sostituti dei Cfc. A parlarne è uno studio recente dell’Università di Lancaster, nel Regno Unito, il quale evidenzia come questi abbiano contribuito a diffondere il Tfa nell’acqua. Il Tfa è una sostanza che fa parte della famiglia dei Pfas, e che può resistere nell’ambiente per molto tempo, accumulandosi progressivamente in:

  • acque,
  • terreni,
  • organismi viventi.

L’autrice principale dello studio, Lucy Hart, spiega che lo studio dimostra che i sostituti dei Cfc sono probabilmente la principale fonte atmosferica di Tfa. Gli autori, inoltre, hanno scoperto che il Tfa è in grado di viaggiare per grandi distanze, trasportato dalle correnti atmosferiche, e che l’elevato tasso di Tfa che si riscontra nei ghiacci artici si può spiegare proprio con la decomposizione dei sostituti dei Cfc. Alcuni studi rilevano livelli crescenti di Tfa nelle carote di ghiaccio artiche remote e i risultati dello studio forniscono la prima prova conclusiva che praticamente tutti questi depositi possono essere spiegati da questi gas.

Un pericolo per l’ambiente e non solo

Inquinamento, Fumo
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Il Tfa è un composto dannoso per gli ecosistemi acquatici, classificato come tale dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ma di cui non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine. Alcune valutazioni recenti aumentano il fattore di rischio, definendola potenzialmente tossica per la riproduzione. Il problema più grande, però, sta nel fatto che quello da Tfa non è ancora un inquinamento emergenziale immediato, il che può favorire un’ulteriore diffusione nei prossimi decenni a causa di refrigeranti di nuova generazione. Per prevenire effetti negativi sulla salute degli ecosistemi, della biodiversità e anche sulla salute umana, gli esperti chiedono un programma internazionale di monitoraggio più esteso, ma non solo.

Si appellano anche alla considerazione dei rischi quando si utilizzano sostanze chimiche di cui non si conoscono le ripercussioni, in quanto tale alternativa potrebbe sì eliminare un problema, ma anche produrre effetti inattesi, che diventano evidenti solo dopo alcuni anni di utilizzo su scala globale. Il problema dei Pfas è estremamente delicato, e sono ancora molti i Paesi che superano i limiti previsti, Italia inclusa. Altrettanto delicata è la questione legata ai Cfc e al buco dell’ozono, che grazie ai sostituti sembrava andare meglio, ma che si sta rivelando un’arma a doppio taglio.

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