Limiti PFAS: più della metà delle acque italiane li supera
I limiti di PFAS raggiungono livelli critici in quasi tutte le acque italiane e non solo. La loro minaccia è stata accertata in fimi, laghi e acque transizionali europee mostrando l’urgenza di azione per proteggere la salute pubblica.

L’acqua è un bene prezioso e una risorsa inestimabile per la vita, eppure non sempre questa sembra essere idonea alla protezione della salute, degli ecosistemi e della vita umana. Lo dimostrano gli ultimi dati raccolti sulla presenza di PFAS nelle acque italiane.
Questi evidenziano che, più della metà dell’acqua monitorata, dai fiumi ai laghi, superano i limiti PFAS consentiti. A divulgare i fatti è l’Agenzia Europe dell’Ambiente, che sottolinea anche l’importanza di agire in modo mirato, tempestivo e coordinato.
Il problema non è solo italiano, infatti. Anche nei corsi d’acqua europei è stato riscontrato un aumento del limite consentito di queste sostanze resistenti alla degradazione e quindi definite “inquinanti eterni”.
Limiti PFAS: la diffusissimo e e la contaminazione

Secondo le ricerche dell’AEA e i dati diffusi, in tutta Europa i PFAS superano i limiti consentiti. Se infatti in Italia il 54% delle acque presenta valori superiori a quelli di sicurezza, la situazione non è di certo migliore in altri paesi del vecchio continente dove, in generale, i limiti PFAS presentano dati preoccupanti in fiumi, laghi e acque transizionali. Paesi come Francia e Belgio presentano livelli PFAS di contaminazione al 100%.
Il motivo è da ricercare proprio nella loro composizione e nella possibilità di essere trasportati attraverso l’aria e l’acqua, accumulandosi in organismo viventi per i quali rappresentano una minaccia. Ciò ha provocato un aumento incredibile dell’inquinamento di queste sostanze, resistenti alla degradazione, mostrando come dal 2018 al 2022 la loro contaminazione nei fiumi europei è salita del 51-60%, mentre nella acque costiere tra il 47 e il 100%. Anche il livello nei laghi è salito fino al 35%.
Meno soggetti alla presenza di queste sostanze sono paesi come Spagna, Irlanda e Polonia, dove la situazione appare meno critica con livelli PFAS nelle acque al di sotto del 20%, ma nel complesso si tratta di una condizione mondiale. Questi “inquinamenti eterni”, infatti, sono altamente mobili e, accumulandosi negli organismi viventi, possono provocare gravi effetti al sistema immunitario, con alterazioni endocrine e aumento del rischio di malattie. Lo studio MBM4EU ha infatti dimostrato che i livelli di PFAS superano le soglie di sicurezza in gran parte degli adolescenti europei.
La loro origine e interventi per la restrizione

I PFAS sono principalmente scarti degli scarichi industriali e dell’utilizzo di fitofarmaci. In molti settori sono adoperati per la realizzazione di rivestimenti impermeabili e contenitori per alimenti, ma la distribuzione attraverso processi inadeguati, come correnti marine e atmosferiche, comporta la contaminazione anche di zone remote come l’Artico.
Sono quindi diverse le proposte presentate per eliminare gradualmente i PFAS e proteggere la salute pubblica, non ultima quella dell’eurodeputata dei Verdi, Cristina Guarda, sostenuta da paesi come Danimarca, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia. Le misure proposte includono l’aggiornamento degli inquinanti prioritari e una revisione dei limiti all’interno dell’acqua potabile per evitare danni irreparabili alla salute pubblica.
L’Unione Europea punta infatti all’obiettivo “inquinamento zero” entro il 2027, ma la presenza dei PFAS nelle acque rappresenta una notevole sfida per questo. Urgono quindi azioni mirate a livello europeo, con monitoraggi più frequenti e accurati, uno sviluppo dei metodi analitici più sensibili per identificare i diversi PFAS e la creazione di standard armonizzati per acqua pota ile, superficiale e sotterranea.
Limiti PFAS: immagini e foto
La contaminazione da PFAS delle acque rappresenta una grave minaccia per l’ambiente e la salute pubblica. I livelli preoccupanti in Italia, ma in generale in Europa, richiedono nuovi interventi più mirati.