Fumi delle acciaierie: quello che sembrava scarto ora è una risorsa preziosa
I fumi delle acciaierie si possono riciclare, e il merito è del processo Waelz: in questo modo lo zinco viene riutilizzato e si estraggono meno materie vergini dalle miniere. Ecco come funziona e quanto permette di risparmiare, sia in termini ambientali che economici.
Guarda il video

La transizione green sta spingendo le imprese a ripensare i propri processi e a creare nuovi modelli produttivi sostenibili per ridurre gli sprechi, rigenerare le risorse e valorizzare i materiali lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti e della filiera. Proprio da qui nasce il processo Waelz, sviluppato dalla Pontenossa Spa, che permette di recuperare metalli strategici da un rifiuto che deriva dalla produzione dell’acciaio e di reimmetterli nel circolo produttivo.
In questo modo i fumi delle acciaierie diventano nuove risorse, attivando un processo di economia circolare che riduce l’apporto dei rifiuti nelle discariche e, contemporaneamente, salvaguardia l’ambiente e limita l’utilizzo di risorse vergini.
I fumi delle acciaierie si possono riciclare

Quello sviluppato dalla Pontenossa Spa è un processo che permette di recuperare lo zinco dai fumi delle acciaierie e, di conseguenza, di estrarre meno materie prime dalle miniere. Si tratta di un processo di recupero che non presenta ancora un impatto zero, ma che sicuramente riduce notevolmente la quantità dei rifiuti da smaltire. L’impegno sta nel cercare nuovi possibili campi di applicazione per questi residui, in modo da ridurre ancora di più l’impatto sull’ambiente e rendere totalmente circolare l’intero processo:
- dai rottami si ricava l’acciaio,
- dai residui di questa lavorazione si ricavano i metalli strategici,
- dagli scarti di questo processo si ottengono le materie prime seconde che evitano l’estrazione di nuovi materiali naturali.
Per sua stessa natura, l’impatto del processo Waelz non può essere nulla, ma la sua riduzione è uno degli obiettivi dell’azienda, che ha sviluppato sistemi di abbattimento dei metalli e degli inquinanti che si applicano sia all’acqua che all’aria emesse dall’impianto e non solo: gli investimenti nelle rinnovabili, la massimizzazione del recupero dei metalli dai rifiuti trattati e la riduzione dei consumi sono altri aspetti da cui passa l’obiettivo della circolarità.
Verso un futuro più verde

Con quanto in opera finora, Pontenossa è in grado di auto-produrre più del 30% del suo fabbisogno elettrico, e di abbattere il consumo unitario di metano di oltre il 20%. Il processo Waelz, nato all’inizio del secolo scorso, è attualmente la miglior tecnologia sul mercato per la valorizzazione dello zinco dalle polveri dell’acciaieria: lo zinco è uno dei metalli più utilizzati nell’industria moderna, e trovare soluzioni per un suo uso circolare è essenziale per limitare l’impatto sull’ambiente senza perdere qualità nei processi produttivi.
Si tratta di un materiale che, nelle sue sottocategorie, si applica a numerosi campi: dalla produzione di leghe alle infrastrutture, dai componenti idraulici alle batterie, dall’agricoltura alla dermatologia. Il recupero dei rifiuti pericolosi deve necessariamente diventare un pilastro nelle scelte aziendali ed è fondamentale perseguire l’obiettivo dell’impatto zero o, comunque, minimo realizzabile. L’Italia, dal punto di vista delle innovazioni tecnologiche per lo smaltimento dei rifiuti, si sta facendo notare a livello europeo, come nel caso delle batterie a litio, ma non solo.
L’esempio di Pontenossa è replicabile anche in altri settori, che al pari dell’industria necessitano di nuovi processi e di ridurre le emissioni, primo tra tutti proprio l’agricoltura. Sotto questo punto di vista, si può imparare dalla Svezia, dove è stato creato un riso green, che non impatta sui territori e sulle risorse naturali. Insomma, gli sviluppi possibili sono ancora numerosi, e l’Italia è pronta a realizzarli.