In Italia nasce il primo hub per il riciclo delle batterie al litio

Autore:
Erika Fameli
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In Italia nasce il primo hub industriale per il riciclo delle batterie a litio di grandi dimensioni. Si tratta di un progetto che permetterà di smaltire le batterie di automobili elettriche e dei data center, sempre più diffusi sul territorio. Esiste però ancora un limite normativo, ecco di cosa si tratta.

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Batteria, Litio
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Riciclare batterie di grandi dimensioni è fondamentale per il prossimo futuro, in cui data center e automobili elettriche richiedono un impiego sempre più massiccio di ioni di litio, in modo da supportare lo sviluppo tecnologico e la transizione verde senza impattare sull’ambiente. Il riciclo di questo tipo di materiale è molto complesso, ma in Italia è stato creato il primo hub industriale integrato per i grandi accumulatori agli ioni di litio, che riesce a riciclare totalmente le batterie.

Si tratta di un grande traguardo, che però necessita di essere supportato dalla ricezione delle norme per la gestione del Black Mass, che l’Italia non ha ancora avviato. Il centro, nato grazie alla collaborazione tra Reinova, A&C Ecotech e il gruppo slovacco-coreano BTS & Saker si trova a Soliera (MO), ed è l’unica soluzione europea in grado di gestire l’intero ciclo di vita della batteria agli ioni di litio, dallo screening iniziale alla produzione di Black Mass ad altissimo grado di purezza.

Riciclo delle batterie a litio

Batteria, Litio
Photo by cebbi – Pixabay

Il recupero degli accumulatori di grandi dimensioni, che raggiungono anche 1 o 2 Megawatt è particolarmente complesso. In particolare si parla di:

  • NMC,
  • Nichel-Manganese-Cobalto e LFP,
  • Litio-Ferro-Fosfato.

Il primo problema sta nel fatto che non esiste ancora un circuito virtuoso per la loro raccolta, per cui vengono semplicemente stoccate e successivamente smantellate passando per 3 step di recupero dei materiali: Reinova cura la sicurezza, la classificazione delle batterie e la tracciabilità, A&C Ecotech gestisce la logistica del trasporto verso l’hub e BTS Saker fornisce le tecnologie avanzate di pre-trattamento e l’esperienza operativa. Il progetto non si limita ad un singolo hub, ma punta a crearne anche di più piccoli su tutto il territorio nazionale e anche in Europa, in modo da ridurre i rischi legati alla movimentazione. Idealmente, si intende realizzare entro il 2028-29 uno stabilimento come quello polacco, in Italia. Più in particolare, a Caserta, nei pressi del primo stabilimento in Italia e nel Sud Europa per la produzione di celle, moduli e battery energy storage.

L’ostacolo normativo

Batteria, Litio
Photo by eak_kkk – Pixabay

Il centro modenese rappresenta quindi un esempio di avanguardia assoluta, che può rendere l’Italia vero e proprio leader del settore. Il problema è che manca ancora un tassello per affermare la figura del Bel Paese come guida da seguire nel riciclo delle batterie a litio. Come spiega Giuseppe Corcione, fondatore e Ceo di Reinova:

Noi abbiamo trovato le forze, sviluppato le competenze, investito capitali, implementato strategie e messo a terra tutto ciò che potevamo, ma siamo in attesa del recepimento di una norma europea che ci consenta di chiudere il cerchio. L’ultima fase del nostro processo di recupero ha bisogno infatti di uno stabilimento polacco della BTS Saker.

Il Black Mass è una combinazione di elementi chimici che possono diventare materiali di base o droganti per nuove batterie, e in Italia al momento non è ancora possibile ricavarlo, a causa proprio della non ricezione della norma europea. La direttiva europea 1542/2023 sulle batterie, il loro riciclo e gestione non è ancora attiva in Italia, e per renderla tale è necessario adeguare la normativa nazionale al nuovo regolamento, attraverso due fasi: introduzione di un quadro unico per tutto il ciclo di vita delle batterie; e obiettivi minimi di efficienza di riciclaggio e recupero dei materiali critici e altri vincoli per ridurre l’uso di materie prime vergini e l’impatto ambientale.

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