Riciclo del litio: ecco perché è così importante e quali sono i progetti attuali
Il riciclo del litio è fondamentale per la salvaguardia del nostro pianeta. Scopriamo i dettagli da conoscere.

Il litio è diventato uno dei minerali più preziosi del nostro tempo, poiché svolge un ruolo vitale nella produzione di batterie ricaricabili utilizzate in una vasta gamma di applicazioni, dalle auto elettriche agli smartphone. Tuttavia, l’aumento della domanda di litio ha sollevato preoccupazioni riguardo alla sua disponibilità futura e agli impatti ambientali legati all’estrazione di questo minerale. In risposta a tali preoccupazioni, il riciclo del litio sta emergendo come una soluzione promettente per garantire una gestione sostenibile delle risorse elettrochimiche.
L’importanza di riciclare il litio

Il litio è un minerale alcalino dalle proprietà uniche: è flessibile, plasmabile e rappresenta il metallo più leggero di tutti. Queste caratteristiche, insieme alla sua capacità di interagire e reagire con altre sostanze, conferiscono al litio una notevole versatilità. Viene impiegato principalmente nella produzione di leghe metalliche che conducono il calore, nella fabbricazione di batterie e come componente di alcuni medicinali.
Inoltre, il litio trova applicazione in diversi settori, tra cui le tecnologie di purificazione dell’aria, la produzione di polimeri e le tecnologie militari. Attualmente, la sua diffusione è principalmente guidata dalla mobilità elettrica, in cui il litio rappresenta un ingrediente fondamentale per le batterie dei veicoli.
Il litio è una delle risorse primarie che svolgono un ruolo cruciale nella transizione verso un’economia più sostenibile, che non può prescindere dalla transizione digitale, anch’essa essenziale per lo sviluppo sostenibile. Ad esempio, le città intelligenti integrano servizi e mezzi di trasporto condivisi ed elettrici grazie alla digitalizzazione.
Nel contesto delle batterie al litio, che svolgono un ruolo centrale nella transizione ecologica e nella decarbonizzazione dell’economia a livello globale, è importante notare che, nonostante la loro durata sia significativamente maggiore rispetto alle batterie tradizionali, con l’uso inevitabilmente si degradano diventando meno efficienti e richiedendo la sostituzione. Tuttavia, semplicemente smaltirle produce una considerevole quantità di rifiuti, il cui ridimensionamento risulta urgente.
Nuova vita per le batterie al litio
Considerando queste problematiche, è stato avviato alcuni mesi fa il progetto europeo Acrobat, gestito in Italia da Enea, che mira a recuperare oltre il 90% delle materie critiche presenti nelle batterie litio-ferro-fosfato mediante un processo di estrazione innovativo, a basso costo e con un impatto ambientale ridotto.
L’obiettivo è sviluppare un processo economicamente sostenibile per l’estrazione di materie critiche, che possano essere destinate ad altre produzioni. Entro il 2030, si punta a recuperare annualmente 5.400 tonnellate di materiale catodico (litio-ferro-fosfato), 6.200 tonnellate di grafite e 4.400 tonnellate di elettrolita, al fine di ridurre l’impatto ambientale di tali materiali.
Il recupero dei componenti e il riciclaggio delle batterie rappresentano quindi un percorso promettente su cui l’Unione Europea si è impegnata concretamente, sia per motivi di risparmio economico che di sicurezza dell’approvvigionamento.
Il centro di Portovesme, gestito dalla Glencore, ha affrontato diverse difficoltà, accentuate dalla recente crisi energetica, ma a maggio è stato annunciato che non sarà chiuso con conseguenti licenziamenti, bensì verrà riconvertito verso l’economia circolare.
Il riciclaggio delle batterie consentirà di ottenere materie prime critiche, tra cui nichel e cobalto, a partire dal contenuto delle batterie esauste. Lo studio di fattibilità continuerà fino all’anno prossimo e, se tutto procederà come previsto, si prevede che il centro rinnovato inizierà a operare tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con una capacità di lavorazione di circa 50.000-70.000 tonnellate all’anno di materiali derivanti dalla triturazione delle batterie esauste, equivalenti a 600.000 veicoli elettrici.