Dalla Cina arriva la “plastica” a base di bambù
Ultima novità dalla Cina: la “plastica” a base di bambù, in grado di decomporsi nel suolo in soli 3 mesi e perfetta sostituta del classico materiale biodegradabile.

Da materiale irrinunciabile negli anni Cinquanta a vero e proprio incubo degli anni Duemila, la plastica è il materiale con il quale viene realizzato praticamente qualsiasi oggetto utilizzato nella vita quotidiana e difficilmente sostituibile poiché estremamente economico e resistente. Sono anni che si cerca di trovare un’alternativa valida e, soprattutto, biodegradabile e adesso, dalla Cina, arriva finalmente una soluzione innovativa ed efficiente.
Il bambù, materiale straordinario
Un team di ricerca cinese ha lanciato una proposta interessante: un materiale realizzato con 100% bambù resistente, ecosostenibile e capace di biodegradarsi in soli 3 mesi nel suolo. In Cina, si sa, il bambù è molto abbondante: è una pianta che cresce e si rinnova molto velocemente, nonostante la sua struttura naturale sia poco plastica. Ecco perché finora non è stato possibile dar vita a un materiale che potesse sostituire la cara vecchia plastica composto da solo bambù.
Per migliorare la plasticità del bambù, quindi, i ricercatori hanno ideato un metodo che ne altera la struttura cellulare prima di pressarlo a caldo in modo da farlo diventare una vera e propria “plastica” tanto riciclabile, quanto resistente all’acqua.
Questo procedimento prevede di trasformare il bambù in polvere e utilizzare sostanze chimiche ecologiche per eliminare parte della lignina, una sostanza organica che si lega alla struttura cellulare e la rende rigida. Così facendo, si riesce a migliorare la plasticità del bambù rompendo la struttura cristallina della cellulosa.
Il materiale ottenuto mostra una robustezza meccanica eccezionale, tanto da poter essere classificato a tutti gli effetti come plastica rigida al pari del PVC e, perché no, diventarne degno sostituto.
Materiale riciclabile e biodegradabile
A sua volta, questa “plastica” a base di bambù può essere nuovamente ridotta in polvere e pressata e, con l’aggiunta di acqua, può dar vita ad altro materiale, oppure può essere riciclata nel suolo dove si decompone in soli 90 giorni.
Tra l’altro, per velocizzare il procedimento si potrebbe partire direttamente dalla polpa della pianta, priva di lignina, così da semplificare gli step previsti per la produzione del biomateriale. Si tratta di una scoperta molto interessante che permetterebbe di sostituire la plastica convenzionale con alternative sostenibili.

Già dal G7 sono arrivate le nuove direttive su produzione e consumo della plastica, tra i materiali più inquinanti del momento. Trovare nuove soluzioni, che permettano di ridurne ulteriormente l’utilizzo, sarebbe un vero e proprio toccasana per la salute umana e per il benessere dell’intero pianeta.