Crisi climatica: negli ultimi 40 anni l’Italia è stata danneggiata per oltre 111 miliardi

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Tra il 1980 e il 2022 gli eventi estremi collegati alla crisi climatica hanno causato all’Italia danni per oltre 111 miliardi di euro. Agricoltura ai limiti della sopravvivenza.

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Negli ultimi 40 anni l’Italia ha pagato a caro prezzo i danni provocati dal cambiamento climatico. E’ questo quanto emerge dal nuovo focus Censis-Confcooperative , dal titolo “Disastri e climate change, conto salato per l’Italia”.

Crisi climatica: negli ultimi 40 anni l’Italia ha subito danni per oltre 111 miliardi

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Il 2023 è stato un anno particolarmente buio per l’Italia sul fronte climatico. L’ultimo rapporto realizzato dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente ha infatti evidenziato come nel Belpaese sono stati registrati ben 378 eventi climatici estremi, con un aumento del 22% rispetto al 2022. Gli effetti devastanti del climate change mettono in pericolo innanzitutto la sicurezza e la salute dei cittadini, ma anche le loro finanze.

Secondo il colosso assicurativo Swiss Re, l’alluvione che nel mese di maggio dell’anno scorso ha colpito violentemente l’Emilia-Romagna è stata la catastrofe più costosa nella storia d’Italia, con danni pari a 10 miliardi di euro. Una cifra davvero enorme che aggrava ulteriormente il bilancio piuttosto pesante illustrato nei giorni scorsi dal focus Censis-Confcooperative , intitolato “Disastri e climate change, conto salato per l’Italia”.

Dall’analisi è emerso che tra il 1980 e il 2022, i cambiamenti climatici hanno causato oltre 111 miliardi di euro di danni alla nostra Penisola, che. nel dettaglio, sono così ripartiti:

  • 57,1 miliardi di euro per alluvioni;
  • 30,6 miliardi per ondate di calore;
  • 15,2 miliardi di euro per le precipitazioni;
  • 8,2 miliardi per siccità, incendi boschivi e ondate di freddo.

Considerando invece calamità come terremoti, eruzioni, frane e altri fenomeni geofisici, il conto si aggira intorno ai 100 miliardi di euro. Unendo eventi meteorologici estremi e disastri naturali, l’ammontare complessivo delle perdite economiche tra 1980 e il 2022 si attesta sui 210 miliardi di euro.

È di 210 miliardi di euro il conto che disastri naturali e cambiamenti climatici hanno presentato al nostro Paese. Si tratta di un costo pesantissimo pari all’intero importo del Pnrr e a 10 manovre finanziarie. Di questi 210 miliardi ben 111 sono determinati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Ecco perché la cura del territorio non è un costo, ma un investimento sul sistema Paese.

ha affermato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative.

Agricoltura in ginocchio

Agricoltura
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I rischi che derivano da crisi climatica e disastri naturali, minacciano in particolare la sopravvivenza delle piccole e medie imprese, solitamente localizzate in Comuni a rischio frane e alluvioni. Di conseguenza, secondo Gardini, le Pmi hanno 

una probabilità di fallire del 4,8% più alta di quella delle altre imprese una volta che si sia verificato l’evento avverso.

Inoltre, queste imprese, realizzerebbero un risultato economico inferiore del 4,2% e una dimensione d’impresa, in termini di addetti, anch’essa inferiore alle imprese situate in territori non esposti a rischi di frane e alluvioni.

L’agricoltura è il settore economico che risente di più le conseguenze dei cambiamenti climatici. L’andamento dell’economia agricola nel 2022 ha registrato un calo della produzione dell’1,5%, poco meno di 900 milioni di euro.

ha spiegato ancora Gardini.

Diffusa siccità e mancanza di precipitazioni hanno colpito duramente tutti i tipi di coltivazioni: la produzione di legumi ha subito un calo del 17,5%, mentre  l’olio di oliva e i cereali hanno fatto registrare rispettivamente un -14,6% e un -13,2%.

In ribasso anche la produzione di ortaggi (-3,2%), piante industriali (-1,4%) e vino (-0,8%). Per quanto riguarda il comparto zootecnico la riduzione è stata pari allo 0,6%.

Dal punto di vista geografico, la flessione del volume di produzione ha avuto un maggiore impatto nel Nord Ovest (-3,5%) e nel Sud (-3,0%), mentre al Centro non si è registrata alcuna variazione. Se invece si guarda al valore aggiunto, il trend negativo appare particolarmente rilevante nel Nord Ovest con un -7,6%. Al Sud il valore aggiunto si è ridotto del 2,9%.

L’Italia paga a caro prezzo gli eventi estremi: foto e immagini