Costruire pergotende? Ora serve il permesso del Comune
La Cassazione ha deciso che pergotende e verande sono abusive e che, pertanto, per essere costruite hanno bisogno dell’autorizzazione comunale nonostante le nuove regole introdotte dal Decreto Salva Casa. Ecco cosa dice la sentenza, e come questo cambia tutte le carte in tavola per moltissimi italiani.

L’argomento delle pergotende e delle verande rimane al centro del dibattito legale, e torna ad essere messo in discussione da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione che, nonostante le ultime novità introdotte dal Decreto Salva Casa, le dichiara una volta per tutte abusive. Ma andiamo con ordine. Il Decreto Salva casa ha ampliato il concetto di edilizia libera ad elementi come tende da sole o pergole bioclimatiche, per cui in molti hanno pensato che sia le pergotende che le verande chiuse potessero essere costruite liberamente, senza la necessità di alcun permesso comunale.
Con la sentenza n.29638/2025 però, la Corte di Cassazione cambia tutte le carte in tavola e sancisce che né la pergotenda né la veranda rientrano nel raggio d’azione dell’edilizia libera, spiegando nel dettaglio il motivo per cui questi due elementi necessitano obbligatoriamente di un’autorizzazione comunale, nonostante le disposizioni del Salva Casa.
Pergotende e verande sono abusive

Dalla Corte di Cassazione arriva una doccia fredda per moltissimi italiani e per il Decreto Salva Casa. Con la sentenza n. 29638/2025 infatti, la Suprema Corte ha stabilito che pergotende e verande chiuse sono da considerarsi abuso edilizio se non sono state approvate dal Comune e non hanno ottenuto il dovuto permesso a costruire. In particolare, la Corte si riferisce a quei balconi o verande chiuse con vetrate o pareti laterali, anche amovibili, e specifica che queste non rientrano affatto nell’edilizia libera, ma hanno bensì bisogno di un permesso specifico per non essere considerate abuso edilizio.
A fare la differenza, per la Corte, non è tanto il materiale con cui è costruita l’opera (come da Decreto Salva Casa), ma la natura stabile e permanente della stessa a rendere necessario un permesso. Le strutture, infatti, per rientrare nell’edilizia libera devono avere carattere temporaneo. Riferendosi al Decreto Salva Casa, la Corte di Cassazione ha specificato che questo, pur avendo ampliato il concetto di edilizia libera, non ha modificato questa regola e che una chiusura, anche mobile o provvisoria, con pareti rigide, cambia la natura dell’opera e la trasforma in una nuova costruzione, che richiede il permesso di costruire.
Cosa cambia

Questa sentenza, di fatto, cambia molte cose per gli italiani che hanno sfruttato le nuove disposizioni del Salva Casa per realizzare pergotende e verande. Nel testo dello stesso, infatti, si legge che le opere di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici non hanno bisogno di autorizzazione se:
- sono addossate o annesse agli immobili;
- la loro struttura principale è costituita da tende o tende a pergola, anche se dotate di telo retrattile impermeabile e di strutture fisse di sostegno;
- non determinano spazi stabilmente chiusi;
- non hanno un impatto visivo o un ingombro apparente disarmonici.
La Corte di Cassazione, scende nel dettaglio e specifica che la pergotenda, pur non essendo una chiusura muraria, può essere condizionata all’autorizzazione del relativo intervento di installazione. Il motivo sta nel voler ridurre il rischio che i privati cittadini, grazie al Salva Casa, inizino a realizzare nuovi volumi e spazi chiusi idonei a determinare la trasformazione urbanistico-edilizia del territorio. Riguardo le vetrate panoramiche amovibili, fortunatamente, la Corte non si è espressa e restano valide le disposizioni del Salva Casa che le annoverano tra gli interventi possibili in edilizia libera.