Clima, l’UE rivede gli obiettivi 2040: cosa cambia

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Il 2 luglio è stata presentata la proposta di modifica della legge sul clima UE, che cambia radicalmente il modo in cui l’Unione programma di raggiungere gli obiettivi climatici fissati per il 2040. La proposta arriva dopo mesi di dibattiti e discussioni, ed è fortemente criticata dalle ONG ambientaliste: ecco cosa propone.

Europa, Bandiera
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La normativa europea sul clima aveva fissato diversi obiettivi intermedi prima di raggiungere, nel 2050, il traguardo delle zero emissioni. In particolare, un primo step è quello del 2030, anno entro cui si devono ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Il secondo step invece, era stato fissato per il 2040, e prevedeva la riduzione delle emissioni di almeno il 90%. La proposta di modifica della legge sul clima UE però, rivede la scadenza del 2040.

Lo fa non in termini di tempo, in quanto la data del 2040 rimane confermata, ma lo fa concedendo una flessibilità maggiore per raggiungere l’obiettivo. In buona sostanza, la modifica propone un sistema di compensazione delle emissioni per il raggiungimento della carbonizzazione. Questo fa già molto discutere, e soprattutto le ONG ambientaliste si dicono contrare, vedendo in questo ammorbidimento, un passo indietro rispetto alle ambizioni precedenti. Ecco in cosa consiste la proposta di modifica nel dettaglio.

Legge sul clima UE

Europa
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Come anticipato, la legge sul clima UE prevede di raggiungere entro il 2050 l’obiettivo ambizioso delle zero emissioni. Per farlo, ha fissato due step intermedi:

  •       Entro il 2030 le emissioni si devono ridurre almeno del 55%;
  •       Entro il 2040 le emissioni si devono ridurre almeno del 90%.

Pochi giorni fa però, e più precisamente il 2 luglio 2025, la Commissione Europea ha presentato una proposta di modifica della legge sul clima. Si tratta di una proposta molto discussa e che arriva dopo mesi e mesi di dibattiti e confronti, e che già non piace alle ONG ambientaliste. La proposta conferma sia la data del 2040 che l’obiettivo del 90%, ma propone una maggiore flessibilità per raggiungerlo. In particolare, indica strumenti come l’uso dei crediti internazionali di alta qualità a partire dal 2036 e l’uso di assorbimenti permanenti internazionali nel sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea.

L’attacco delle ONG

Europa, Bandiere
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Si tratta, quindi, di un sistema di compensazione delle emissioni di carbonio dall’estero, che da molti è visto come un passo indietro rispetto a quanto deciso dalla legge sul clima UE. Questo perché, potendo conteggiare gli investimenti nei progetti climatici esteri, i Paesi UE delocalizzano ed esternalizzano la loro responsabilità climatica, rischiando frodi e tagli alle emissioni che non si potrebbero verificare. Se la Commissione esprime la riduzione del 90% delle emissioni come cifra netta, senza distinguere tra tagli effettivi delle emissioni e le rimozioni di carbonio, che non sono equivalenti tra loro, l’obiettivo rischia di essere distorto, anche se raggiunto sulla carta.

Ad esprimere il pensiero delle ONG è Mathieu Mal, responsabile delle politiche per l’agricoltura e per il clima presso EEB, la più vasta rete europea di ONG ambientaliste:

la crisi climatica non aspetta e certamente non gradisce i trucchi contabili. Queste cosiddette flessibilità sono solo scappatoie per ritardare un’azione concreta. Ci troviamo di fronte a un’emergenza climatica, naturale e di inquinamento e abbiamo bisogno che i nostri leader si comportino di conseguenza.

Quello che chiedono le ONG, tirando le somme, è di tenere fede agli accordi di Parigi ed eliminare qualsiasi tipo di compensazione e di definire tre obiettivi distinti:

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