Attenzione ai frutti di mare

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 4 minuti

L’Efsa avverte sui possibili rischi dei vibrioni, batteri che proliferano nei frutti di mare proposti abitualmente da ristoranti e trattorie in estate, causa di gravi gastroenteriti. E ancora una volta, gioca un ruolo cruciale il cambiamento climatico.

Frutti Di Mare
Photo by NadineDoerle – Pixabay

Quando arriva l’estate fa sempre piacere mangiare gustosi piatti a base di frutti di mare, soprattutto per via del caldo che spinge a consumare prevalentemente cibi freschi. Peccato, però, che proprio il caldo e l’aumento progressivo delle temperature siano la causa di una maggiore proliferazione dei batteri vibrioni che si trovano, appunto, all’interno di alcuni molluschi.

Cosa sono i vibrioni e perché sono pericolosi

I vibrioni sono batteri che producono enterotossina, la quale agisce sulle cellule della mucosa intestinale causando la tipica gastroenterite. Proprio nei giorni scorsi, l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha posto l’attenzione proprio sulle specie di vibrioni che si sviluppano nei frutti di mare crudi o poco cotti: Vibrio parahaemolyticus, Vibrio vulnificus e Vibrio cholerae non-O1/non-O139, cioè quelli che mettono più a rischio la salute di tutti i cittadini UE.

Entrando nello specifico, il Vibrio parahaemolyticus è responsabile della gastroenterite acuta, con sintomi tipici dell’infezione intestinale che, in alcuni casi, possono sfociare in conseguenze più gravi. Si tratta di un batterio presente in quasi il 20% dei campioni di frutti di mare presi a campione.

Il Vibrio vulnificus, invece, è più preoccupante perché comporta delle infezioni che possono condurre a sepsi e morte in individui particolarmente sensibili. La sua presenza nei frutti di mare si aggira intorno al 6%, soprattutto in ostriche crude e polpo.

Infine, anche il Vibrio cholerae non-O1/non-O139, pur essendo meno conosciuto, può provocare gastroenterite grave e, in alcuni casi, anche sepsi. Ceppi patogeni sono stati rilevati nel 4% dei campioni di frutti di mare.

Il ruolo del riscaldamento globale

L’Efsa sottolinea che le condizioni climatiche ricoprono un ruolo cruciale nella proliferazione e nella diffusione dei batteri vibrioni. La loro crescita, infatti, è favorita dalle alte temperature e dai bassi livelli di salinità.

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la resistenza antimicrobica: diversi ceppi di vibrioni isolati dai frutti di mare, infatti, si sono mostrati altamente resistenti agli antibiotici, il che li rende estremamente difficili da debellare. Di conseguenza, tutto ciò rappresenta una vera e propria sfida in campo medico e richiede, oltretutto, una sorveglianza continua e una ricerca costante.

Come limitare i rischi

A questo punto è lecito chiedersi se sia opportuno evitare di mangiare frutti di mare. In realtà, non è necessario rinunciare del tutto a un alimento così gustoso, ma è fondamentale avere la garanzia che non siano contaminati. Per limitare i rischi sono stati proposti vari metodi di trattamento, quali la lavorazione ad alta pressione, l’irradiazione e la depurazione.

In ogni caso, la misura più semplice ed efficace rimane il mantenimento della catena del freddo, indispensabile per prevenire la proliferazione batterica durante sia il trasporto, sia la conservazione dei prodotti ittici in generale.

Frutti Di Mare
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L’Efsa aggiunge che le autorità sanitarie europee hanno già avviato i controlli e le valutazioni del rischio per Vibrio parahaemolyticus in vari tipi di frutti di mare e per Vibrio vulnificus in polpo e ostriche crude. Tuttavia, le analisi da compiere in merito sono ancora tante ed è consigliato fare molta attenzione quando si decide di mangiare frutti di mare in trattorie e ristoranti. Inoltre, sarebbe opportuno chiedere se i prodotti ittici provengono da allevamenti intensivi o meno, dato che a causa di questi e dell’inquinamento nel Mediterraneo non ci sono più pesci.

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