Superbonus sotto la lente: controlli a tappeto e sequestri

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 5 minuti

Scattano i controlli per le frodi Superbonus, e si sequestrano già 9,3 miliardi di euro per finti crediti d’imposta. Dai dati più recenti della Guardia di Finanza, che in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate sta effettuando verifiche su tutto il territorio nazionale, la situazione non è affatto tranquilla.

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Edilizia
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Crediti d’imposta inesistenti, finti sconti in fattura ed escamotage simili sono le frodi Superbonus che la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate stanno smascherando e che, secondo gli ultimi dati, farebbero ammontare il contatore dei finti lavori a quasi 10 miliardi di euro. Si tratta di una cifra spaventosa, che maschera ben altro dietro i lavori di ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici italiani, di fatto mai realizzati.

L’agevolazione figlia del Covid-19 ha permesso a tantissimi italiani di detrarre fino al 110% gli interventi di efficientamento energetico sugli stabili e sugli immobili di proprietà. Tirando le somme, nonostante le molteplici critiche ricevute, il Superbonus si è rivelato essere una misura estremamente positiva per le tasche dei contribuenti, e per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti che, si ricorda, in Italia hanno ancora prevalentemente una classe energetica bassa. Il Superbonus, però, è stato anche la maschera perfetta per frodi e truffe ai danni dello Stato.

Frodi Superbonus

Lavori, Edilizia
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La Guardia di Finanza ha registrato illeciti legati al Superbonus per 9,3 miliardi di euro. Principalmente, questi sono stati messi in atto prima della stretta normativa del 2021, che ha da un lato definito il perimetro del numero delle cessioni e il profilo soggettivo dei cessionari, e dall’altro ha limitato la possibilità di accedere allo sconto in fattura o alla cessione del credito d’imposta. Il modus operandi è spesso similare in molte frodi smascherate dai controlli: le cosiddette società cartiere (amministrate da prestanome o teste di legno) hanno emesso fatture per lavori inesistenti, che sono state rigirate ad altri soggetti per dedurre costi mai sostenuti, abbattere imponibili ai fini IVA o maturare crediti d’imposta non reali.

La società, quindi, svolge il duplice ruolo di intermediario per generare i crediti d’imposta e per cederli a terzi, finendo con il dileguarsi una volta fatto il tutto. Una frode che segue questo schema è quella risalente all’estate scorsa a Chieti, che ha rilevato crediti fittizi per 25 milioni di euro, mentre uno schema diverso, in cui una società ha creato crediti non reali per 9 milioni di euro, si trova a Imola.

Il futuro della misura

Edilizia, Soldi
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Dopo una serie di strette alla misura, avvenute nel corso degli anni passati, il Superbonus tornerà nel 2026 solamente per alcuni casi specifici, tra cui rientrano le aree terremotate. Non si parlerà più, quindi, di Superbonus nella forma classica con lui lo si è conosciuto, ma si avrà una versione ridotta e semplificata, anche con lo scopo di ridurre le frodi di cui sopra che, di fatto, pagano i cittadini. Chi in buona fede ha dato il via libera ai lavori al proprio stabile, rischia infatti di trovarsi invischiato se:

  • si riscontrano cantieri non completati,
  • ci sono irregolarità nelle asseverazioni,
  • la valutazione dell’avanzamento dei lavori non è corretta.

Quello che c’è all’orizzonte per chi ha a che fare con i cantieri non completati o irregolari è la perdita del diritto alla detrazione e, di conseguenza, l’obbligo di restituire quanto già ricevuto e di saldare per intero quanto ancora da terminare. I contribuenti, quindi, dovranno fare i conti sia con i controlli per frode che per quelli di variazione della rendita catastale dei propri immobili a seguito dei lavori del Superbonus.

Frodi Superbonus: partono i controlli e sono guai: foto e immagini