Fotovoltaico e Fisco: perchè potresti dover pagare le tasse
L’energia da fotovoltaico, se immessa in rete, si paga: a dire all’Agenzia delle Entrate quando e quanta energia viene immessa in rete dagli impianti domestici è il GSE. Ecco come funziona, quando si deve pagare e tutto quello che c’è da sapere su questa nuova tassazione.
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Chi possiede un impianto fotovoltaico domestico dovrebbe fare molta attenzione all’energia prodotta in eccesso e immessa in rete, perchè su quell’energia, dovrà pagare le tasse. Il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 21 gennaio 2025 ha infatti stabilito che il GSE trasmetta ogni anno all’Agenzia delle Entrate i dati dei proventi erogati ai privati per l’immissione dell’energia in rete.
Spetta comunque al titolare dell’impianto verificare la correttezza delle informazioni e dichiarare correttamente i redditi, recuperando l’estratto conto dei proventi dall’area riservata sul portale del GSE. Ecco cosa c’è da sapere per fare le cose per bene.
Energia da fotovoltaico

Installare un impianto fotovoltaico domestico è una scelta ottima per ridurre i costi in bolletta, in parte anche grazie alle somme che il Gestore dei servizi energetici (GSE) versa ai proprietari degli impianti per l’energia in eccesso immessa in rete. In molti però, non sanno che questi compensi possono avere rilevanza fiscale. Per sapere quando vanno dichiarati e quando sono esenti si deve conoscere:
- la potenza dell’impianto,
- la destinazione d’uso dell’impianto,
- il meccanismo attraverso cui l’energia in eccesso viene remunerata.
Innanzitutto si deve guardare alla funzione dell’impianto: quelli con potenza fino a 20 kW installati prevalentemente al servizio dell’abitazione sono considerati destinati all’autoconsumo domestico, mentre quelli utilizzati nell’ambito di un’attività economica sono qualificati come produttori di reddito d’impresa. Nel primo caso, l’energia in eccesso può essere immessa in rete e solo in parte i compensi generati da essa assumono rilevanza fiscale. Nel secondo caso, gli impianti cedono integralmente l’energia prodotta o non servono prevalentemente l’abitazione, e richiedono l’apertura di partita IVA, l’emissione di fatture, la tenuta della contabilità e l’assoggettamento dei ricavi alle imposte ordinarie.
Come gestire i compensi

Inoltre, è bene conoscere i tre meccanismi che seguono i compensi erogati dal GSE ai titolari di impianti fotovoltaici domestici. Il primo è lo scambio sul posto, che compensa economicamente l’energia immessa in rete nei momenti di sovrapproduzione con quella prelevata nei momenti di bisogno ed è riservato agli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025 e la cui domanda è stata presentata entro il 26 settembre 2025 (queste convenzioni non sono comunque rinnovabili oltre i 15 anni dalla prima sottoscrizione). Il secondo meccanismo, quello di riferimento, è il ritiro dedicato, con cui il GSE acquista direttamente l’energia immessa a prezzi di mercato o al prezzo minimo stabilito da Arera, accreditando l’importo sul conto corrente del titolare.
Infine, il terzo meccanismo è il conto energia che riguarda gli impianti più datati, ossia quelli incentivati fino al 2013, e prevede una tariffa premiante per ogni kWh prodotto. Per gli impianti domestici fino a 20 kW, il contributo in conto scambio e le vecchie tariffe del conto energia non sono tassati, poichè il Fisco li considera come un rimborso dei costi già sostenuti per acquistare l’energia nei momenti di bisogno, e non un reddito vero e proprio. Al contrario, se l’energia prelevata è minore di quella immessa, anche per lo scambio sul posto questi proventi sono qualificati come redditi diversi derivanti da attività commerciali occasionali e si sommano al reddito complessivo del contribuente (si devono quindi inserire nel quadro D del modello 730 o nel quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche).